Il Comitato Cantonale del Partito Comunista si dice scandalizzato dalla recente decisione de La Posta di escludere il Ticino dalla lista dei fornitori di energia elettrica per gli uffici postali, tra i quali vi sono anche quelli di Bellinzona, Locarno e Chiasso.
Scandalizzato, ma non del tutto sorpreso, anche perché si tratta semplicemente degli effetti assurdi della liberalizzazione del mercato dell’energia, chiesto a gran voce ed ottenuto dalla destra – la stessa che magari oggi, in Ticino, si unisce alla levata di scudi contro questa decisione – in collaborazione con un’altra forza che si sta stracciando le vesti parlando addirittura di «occupazioni del Ritom», ma che ha ben contribuito negli ultimi decenni allo smantellamento delle ormai ex-regie federali: il Partito Socialista.
I comunisti sostengono un immediato ritiro di tale provvedimento da parte de La Posta, e ribadiscono la loro forte contrarietà alla linea adottata da questa azienda ormai para-statale: un servizio pubblico che si riduce a speculare su di un’1% di guadagno e che riafferma la propria incuria per le regioni periferiche, da essa continuamente messe a dura prova, non è degno di essere considerato tale.
Il Partito Comunista sollecita inoltre il Consiglio di Stato ad un pronto intervento, cosiccome la deputazione ticinese alle Camere, la quale farebbe bene a dimostrare un vero interesse per il Canton Ticino anche al di fuori del periodo elettorale, riportando La Posta sui propri passi e promuovendo una modifica della Legge Federale che possa vincolare le aziende pubbliche agli interessi della popolazione e del territorio, nella fattispecie ponendo come fornitore unico per tutti gli esercizi pubblici i produttori statali di energia.
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