Nelle scorse settimane, la direttrice dell’ufficio per lo sviluppo territoriale, al secolo la Sig.ra Maria Lezzi se n’è uscita con l’affermazione che in Svizzera c’è ancora posto per 2 milioni di persone, facendo leva, per dare corpo alla sua teoria, anche sul “sì” uscito dalle urne per frenare la costruzione di case secondarie. Come a dire “ehi, c’è ancora spazio per chi viene da fuori per costruirsi una casa o un palazzetto” visto che ora non si potranno più costruire case secondarie in quei cantoni che hanno già superato la soglia del 20%. Inoltre ha sottolineato che la volontà o meno di accogliere così tanti nuovi abitanti deve essere presa sul piano politico e sociale. Ma, facendo l’avvocato del diavolo, non vi sembra che questa decisione sia già stata presa e in maniera alquanto subdola?

La Svizzera ha sempre accolto lavoratori stranieri, ma in questi ultimi anni si è perso decisamente il buonsenso in quanto il nostro paese sembra aver perso la bussola su una limitazione dell’immigrazione. Perché è innegabile che il troppo stroppia, e porterebbe ad un intasamento sul piano viario che quelli al Gottardo ci sembrerebbero la fila per comprare il biglietto del cinema (e immaginatevi poi se non dovessimo riuscire a raddoppiare il tunnel!).

Il mercato del lavoro – che subirebbe un ricambio sempre più incessante e continuo estromettendo i locali – i salari ridotti, senza dimenticare che il nostro paese (purtroppo) rimane sempre troppo attrattivo, tanto che sia le domande d’asilo (e relativi abusi), sia la criminalità straniera aumentano in modo esponenziale. È stato grazie al fatto che Confederazione e Cantoni potessero fissare i tetti massimi dell’immigrazione, che si è salvaguardata l’economia e il benessere, ma con la rinuncia nel 2007 alla clausola di salvaguardia, abbiamo rinunciato agli strumenti per prevenire il sovraffollamento sul nostro territorio.

L’immigrazione, per l’UDC, è possibile solo se l’interesse dell’economia globale della Svizzera e degli Svizzeri viene salvaguardato, in particolar modo sul mercato del lavoro. Nel canton Ticino, ad esempio, il saldo migratorio s’è moltiplicato per tredici durante gli ultimi dieci anni, una cifra spropositata. Un paese è un po’ come una bottiglia d’acqua da 1 litro e mezzo; benché ci sia ancora un po’ di spazio per arrivare all’orlo, non si potranno mai mettere 3 litri d’acqua al suo interno. La sinistra sostiene invece il contrario, che c’è spazio per tutti. Ma non è così; un territorio ha dei limiti di sfruttamento e ci si deve poter vivere tranquillamente.

Il fatto più grave è che noi paghiamo alti funzionari, non per salvaguardare il nostro territorio e per far sì che in Svizzera continui ad esserci un certo benessere per tutti, bensì perché se ne escano allegramente (!) con teorie assurde per sfruttarlo al massimo e farci implodere. Non è infatti un caso se l’UDC ha raccolto a tempo record le firme per l’iniziativa “Stop all’immigrazione di massa”; la gente percepisce un malessere sempre più crescente per questo incessante afflusso, specie nella fascia giovanile e in quella di poco precedente al pensionamento, che fanno fatica a trovare lavoro e magari a pagare l’ipoteca della propria casa.

Darbellay, va oltre le previsioni della Sig.ra Lezzi, addirittura parla di una Svizzera di 12 milioni di abitanti tra 50 anni, se la capacità attrattiva resterà tale e si faranno bene (?) i compiti a casa… Tutti dunque a casa sua? È con la politica di sinistra che il nostro paese sta andando allo sfascio, solo che ancora non ce ne rendiamo conto perché abbiamo consolidato un benessere nel passato che ci permette ancora di sopravvivere, ma se si continuerà su questa strada cosa rimarrà della nostra Svizzera? Che fine faremo noi che ci viviamo? Che futuro potremo dare ai nostri figli? Dobbiamo quindi far di tutto per tornare alla normalità e smettere di tenere “le porte aperte” senza controllare chi entra e chi esce (se esce).

Lara Filippini – Deputata UDC in Gran Consiglio