Il mese scorso un gruppo di scandinavi è partito da un porto svedese alla volta del Medio Oriente, con il pretesto di portare aiuti umanitari. La nebbia nordica ha probabilmente oscurato la scelta della loro destinazione. La bussola morale di questi auto-proclamati “umanitari” si è diretta verso Gaza e non verso la Siria.
Un’analisi di Ron Prosor sul portale d’informazione JSSNews.com.
“Le flotte di flottiglie, ferries, yacht, velieri e catamarani, e pure di canoe, che si dirigono a Gaza possono rivaleggiare con l’Armada spagnola.
Eppure si potrebbe sostenere che le flottiglie umanitarie sono necessarie anche alla Siria, dove sempre più civili vengono uccisi dal regime di Al Assad.
Il conflitto in Siria è ben più mortale di quanto sia mai stato il conflitto israelo-palestinese. Gli abitanti di Gaza continuano beneficiare di un’assistenza internazionale più importante di qualsiasi altra popolazione del pianeta, ma nessun aiuto arriva ai due milioni di rifugiati siriani.
Le flottiglie hanno priorità diverse. Preferiscono lavorare per protestare contro la legittima difesa di Israele dai terroristi che prendono di mira i suoi cittadini con i missili.
Forse non dovremmo essere sorpresi : è ben più facile fronteggiare i cameraman della televisione di Tel Aviv che i proiettili a Damasco.
In effetti Israele è la destinazione privilegiata per questo genere di “diritti dell’uomo”. In Israele i rivoluzionari del fine settimana non corrono il pericolo degli arresti, della detenzione arbitraria e delle esecuzioni capitali. … Usano le informazioni facilmente raccolte attraverso la società civile e i media indipendenti per attaccare Israele.
[…] L’erudito norvegese Johan Galtung, leader della nave scandinava diretta a Gaza, di recente è stato sospeso dall’Accademia mondiale della Pace in Svizzera, per una serie di diatribe antisemite.
Aveva raccomandato a tutti gli studenti universitari di leggere “I Protocolli dei Saggi di Sion”, infame falso antisemita del 19esimo secolo.”
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