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Commissione europea : strategia perdente non si cambia

Il rapporto sullo stato delle economie dei 27 Stati membri dell’Unione europea, pubblicato il 30 maggio, dimostra che la Commissione di Bruxelles continua a difendere la fallimentare strategia dell’austerity.

Le carte pubblicate riflettono l’atmosfera pesante che si respira, scrive il quotidiano britannico The Guardian : “In esse si riconosce che l’unione monetaria sta vivendo il suo periodo più difficile dai tempi della sua creazione.
Si ammette che le politiche attuate non danno risultati, si suggerisce, forse più per disperazione che per altro, che l’Europa dovrebbe reagire con gli eurobond, con un’unione bancaria, con un’iniezione diretta di fondi nelle banche più a rischio, prelevati dal fondo permanente di stabilità.

La Commissione pare voler proseguire a sminuire il flop di una strategia che continua a fare troppo affidamento sull’austerity.
Le finanze pubbliche dei paesi deboli si deteriorano, le economie stagnano in recessione. Per alcuni di loro, come la Grecia, il problema è sempre stato quello di prendere troppi capitali in prestito, per altri come la Spagna e l’Irlanda il problema è iniziato con prestiti incontrollati al settore privato.
Crescita debole e banche deboli hanno dato finanze pubbliche deboli. Ai paesi in difficoltà è stato offerto aiuto finanziario, a condizione che rispettassero obiettivi molto rigidi e abbassassero i loro deficit.
Tagli alla spesa e aumenti delle tasse hanno portato a una crescita ancora minore, a banche ancora più fragili e a presunti obiettivi di riduzione del deficit andati a vuoto.”

La Commissione europea sembra essersi resa conto a mala pena della catastrofe, scrive il sito d’informazione francese Mediapart.fr : “In sostanza, nonostante le grida d’allarme provenienti da ogni dove, la Commissione non devia dal suo cammino. Strategia perdente non si cambia.
Gli esperti non sembrano porsi la questione non tanto dell’iniquità dei provvedimenti (sarebbe troppo lontano dalle loro preoccupazioni) ma almeno della loro opportunità, con un’economia in piena depressione e milioni di persone senza un lavoro.
Bruxelles ha chiuso il dibattito sulla crescita prima ancora che fosse stato avviato. Dopo aver atteso segnali politici che non sono arrivati, il rischio è che sia la finanza a sancire la sorte dell’Europa, con totale disordine e inaudita violenza.”

Redazione

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  • I politici europei pur sapendo del disastro economico nel quale si sono volontariamente cacciati, se ne stanno zitti zitti e boni boni, perché evidentemente vogliono continuare ad approfittare del salario di europarlamentare che altrimenti si sognano di ricevere.

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