Il Fondo monetario internazionale ha dichiarato martedì che il franco svizzero è troppo forte e che l’economia svizzera è minacciata da un’eventuale recessione in caso di peggioramento della crisi nella Zona euro.
Le dichiarazioni del FMI intervengono nel suo rapporto annuale sull’economia della Svizzera, pubblicato ieri e datato metà aprile, quando l’euro si situava appena sopra 1.20 franchi.
La Banca nazionale svizzera interviene da settembre sul mercato dei cambi per impedire che l’euro scenda sotto 1.20 franchi. Le due monete avevano quasi raggiunto la parità di 1 a 1 nell’agosto scorso.
Per il Fondo monetario, questa politica ha provato la sua efficacia ed è la reazione giusta al rischio di contrazione dell’economia e di deflazione.
Malgrado ciò, il FMI ritiene utile tornare a un tasso di cambio interamente determinato dal mercato, non appena l’inflazione sarà tornata a livelli normali e la crescita sarà avviata.
L’incertezza della crescita economica in Svizzera è alta, considera il Fondo monetario, perchè la Svizzera ha stretti legami commerciali con la Zona euro. Di conseguenza un’accelerazione della crisi di fiducia nella regione provocherebbe uno choc per gli scambi, con il rischio di far entrare l’economia in recessione.
(Fonte : Le Matin.ch)
Liliane Tami | Un archetipo è una forma originaria, un modello primigenio che rappresenta una…
di Fabio Traverso | Ci è capitato nel recente passato di soffermarci sul fenomeno della…
Francesco Pontelli - Economista - 28 Marzo 2025 Ogni delocalizzazione produttiva ha ottenuto la propria motivazione…
Il 2 aprile 2025, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato l'introduzione di…
La superficie della Terra, la litosfera, è un puzzle gigante formato da 53 placche tettoniche.…
Era un torrido sabato di luglio, a Ketchum nell'Idaho, quel 1º luglio 1961. Mary Welsh,…
This website uses cookies.
View Comments
Si chiama libero mercato ed è un'arma a doppio taglio. Basta prendere il coltello dalla parte del manico, non certo quello del FMI.
Filosofia sinistroide quella di rimproverare i virtuosi ed elogiare i "pufatt europei e americani".
Se invece di intervenire sistematicamente a sostenere l'euro avessero impiegato i miliardi gettati alle ortiche per aiutare l'economia reale, con aiuti mirati nei settori maggiormente colpiti, (turismo ed industria d'esportazione), questa ne avrebbe tratto maggiore beneficio.
I primi 100 miliardi furono utilizzati nel 2010 non tanto per difendere l'economia di esportazione ma per salvare le banche che dovevano chiudere i loro carry trade (avevano contratto debiti in franchi ed avevano fatto prestiti in euro).
Poi c'e' stato il disastro di agosto 2011 (altri 100 miliardi) ed il cambio fissato ad 1.2 a settembre.
Ora la BNS è pokeristicamente parlando in all-in (con le nostre chiappe però) in quando se esce dal cambio fisso con tutte le "riserve" che si trova perderebbe decine di miliardi mentre se continua a mantenerlo rischia solo di dover pagare (e farci pagare) una fattura sempre più salata al momento della resa dei conti.