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Quantitative easing. La Federal Reserve rinuncia al QE3

La Federal Reserve non intende procedere a un Quantitative easing 3, una terza tornata di stampa di moneta. La decisione sembra definitiva.

Un segnale forte, scrive l’economista George Ugeux sul quotidiano francese Le Monde : “Da settembre la Federal Reserve aveva tenuto nell’incertezza circa l’attuazione del QE3 gli attori economici, soprattutto i finanzieri, al punto che Wall Street aveva finito per crederci. Il suo annuncio non ha fatto piacere e il Dow Jones è sceso del 2%.
Il bilancio della Fed tocca i 2’860 miliardi di dollari, in rialzo del 10% in un anno. Gradualmente, il suo portafoglio di obbligazioni ipotecarie si riduce e il suo bilancio è dominato dai buoni del Tesoro americano, di oltre la metà. A titolo di confronto, la Banca centrale europea ha un bilancio di 4’000 miliardi di dollari.
Per entrambi gli istituti, la taglia del bilancio è eccessiva, ma quella della Fed si è stabilizzata, mentre quella della BCE è aumentata del 50% in qualche mese, per finanziare le banche della Zona euro.
E’ dunque importante che sia la Fed sia la BCE limitino gli interventi, per non aggravare il rischio che comporta un bilancio di tali dimensioni.

Al di là di queste considerazioni, il messaggio che va ritenuto è quello di un’economia americana che riprende fiducia in sè stessa e che beneficia del sostegno di un livello di tassi d’interesse record : il Tesoro americano presta a cinque anni al tasso di 1% e il tasso delle obbligazioni emesse dal settore privato sono ugualmente a livelli molto bassi. In un simile contesto, un nuovo Quantitative easing diventa superfluo.
Fortunatamente per l’Europa, la decisione della banca centrale americana avrà come effetto il sostegno del dollaro. Ci si ricorda come il QE2 aveva causato un crollo del dollaro e indebolito la posizione concorrenziale degli altri paesi.
Soddisfare i desideri di Wall Street non è il ruolo di una banca centrale. Dopo l’andamento del primo trimeste, una correzione della Borsa americana è inevitabile. Per portare la Fed a rivedere la sua posizione vi dovrebbe essere un’importante diminuzione della crescita economica.
Si dovrà attendere la fine della recessione europea affinchè la BCE possa seguire la stessa politica. Nel frattempo, le obbligazioni italiane e spagnole continuano a perdere valore e la sfida dei rifinanziamenti non permette di sperare un miglioramento nei prossimi mesi.”

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Redazione

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