I principali sindacati spagnoli hanno convocato per oggi il primo sciopero generale dell’era Rajoy.
Mariano Rajoy, presidente del Partito popolare, è primo ministro dal dicembre 2011, quando subentrò a Josè Luis Zapatero.
Il premier è confrontato alla dura opposizione dei sindacati, che unitamente alla popolazione protestano contro la riforma del lavoro approvata lo scorso febbraio, dettata dalla necessità di risanare la difficile situazione in cui si trova la Spagna.
In un paese con un tasso di disoccupazione del 23%, la riforma, sostengono i sindacati, verrà utilizzata per ottenere licenziamenti più facili ed economici.
Rajoy non intende negoziare con i sindacati, né scendere a compromessi e ribadisce che la riforma vuole portare ad un rinnovamento nel mercato del lavoro, aumentarne la mobilità.
Questo malgrado diversi ministri abbiano detto che per il 2012 è atteso un aumento del numero dei disoccupati.
Lo sciopero generale viene seguito con grande preoccupazione da Bruxelles e dai mercati. Domani culminerà con l’annuncio di una nuova, severa manovra finanziaria. Il governo di Madrid deve abbassare il rapporto deficit/Pil dall’8,5% del 2011 al 5,3% quest’anno, per poi giungere al 3% nel 2013.
Una manovra difficile: Rajoy deve trovare subito 30 miliardi di euro, oltre a 25 miliardi l’anno prossimo.
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