Lunedì 12 marzo il Consiglio nazionale ha approvato tacitamente una mozione della Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati che chiede genericamente di rinegoziare l’accordo sui frontalieri con la Repubblica italiana, nonché un’iniziativa cantonale ticinese che si spinge ancora più in là chiedendo di rinegoziare tale accordo attenuando l’ammontare del ristorno a carico di Ticino, Grigioni e Vallese attualmente al 38.8%, portandolo al 12.5% come concesso all’Austria.
Nel caso ciò non dovesse avvenire, l’iniziativa ticinese chiede di riversare al Ticino la differenza tra il ristorno del 38.5% concessa all’Italia e il 12.5% concesso all’Austria.
In tal modo, il Consiglio nazionale ha voluto indicare chiaramente che la situazione relativa al frontalierato è radicalmente cambiata rispetto a quando fu negoziato e concluso l’accordo nel 1974 e che il Ticino non deve più fungere da vittima sacrificale per gli interessi della Confederazione.
Un importante ruolo nell’accettazione dell’iniziativa cantonale è stato svolto dalla Deputazione ticinese, i cui membri (o la quasi totalità) si sono chiaramente attivati presso il proprio gruppo parlamentare per sensibilizzare i colleghi sul tema e sono addirittura intervenuti in sei (più un relatore) a pungolare la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf durante la discussione.
Sollecitata dal consigliere nazionale UDC Pierre Rusconi, la consigliera federale ha inoltre chiaramente indicato che la Confederazione non è contraria al blocco dei ristorni da parte del Canton Ticino e che persegue una soluzione globale con l’Italia nell’ambito degli accordi di doppia imposizione.
La domanda sorge spontanea: saremmo giunti allo stesso risultato anche con la vecchia Deputazione, chiaramente profilata verso il centro-sinistra? È lecito dubitarne.
L’importante cambiamento di paradigma che ha spostato l’asse della Deputazione ticinese verso il centro-destra lascia ben sperare in vista di temi determinanti per il futuro del Canton Ticino, in primis il completamento del tunnel autostradale del San Gottardo di cui si discuterà ancora nel corso di quest’anno.
Proprio alcuni giorni fa sono state consegnate a Berna 20’000 firme per una petizione che chiede due tunnel del San Gottardo; grazie al lavoro della nostra Deputazione anche numerosi parlamentari influenti appartenenti a diversi schieramenti politici erano presenti e hanno potuto comprendere le rivendicazioni ticinesi. Un buon auspicio in vista del determinante voto che avrà luogo in Consiglio nazionale e in Consiglio degli Stati.
Luca Paltenghi
Assistente parlamentare UDC
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Bene, non mollare la presa ed incalzare fino allo sfinimento La Leuthard e la Eveline Widmer Schlumpf sui temi citati (raddoppio del Gottardo) e rinegoziato con l'Italia circa i ristorni fiscali e la quota che deve essere portata al 12,5% come con l'Austria.