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Canta che ti passa (la voglia) – Michele Fazioli

Naturalmente se parli di festival di Sanremo e Celen­tano partecipi al rigonfiamento me­diatico di quella sceneggiata italia­na volgare e cacia­rona.
Ma ho visto un’ora di festival e mi so­no imbattuto in chili di paginate gior­nalistiche fra l’indignato, il compiacen­te e il guardone e voglio deplorare la deriva totale di quella gara canora che un tempo accadeva ogni anno come una melodica sagra popolare.

Fui in passato un fedele di Sanremo. Quando ero piccolissimo, negli anni ’50, mia mamma lo captava in sfrigo­lanti programmi radiofonici e scrive­va in fretta le parole delle canzoni per provare a cantarle: buongiorno tristez­za amica della mia malinconia, sul vecchio ponte della valle aspetto te, vo­la colomba bianca vola e poi volare volare.
Ci furono le mille bolle blu di Mina, il ragazzo della via Gluck di Celentano (quello giusto, bravo) e il 4 marzo ’43 di Dalla.
Fui conquistato dal tenero Endrigo (la festa appena cominciata è già finita) e persino da Nada e Nicola di Bari, il cuore è uno zingaro e va, ca­tene non ha. Ebbene sì, lo ammetto: mi piacque anche il trottolino amoroso di Mietta e Minghi.
I presentatori, con bastevole retorica ed eleganza (da Mike Buongiorno a Fa­bio Fazio, all’inossidabile Baudo) era­no al servizio delle canzoni e non le canzoni al servizio di un minestrone a sensazione, gridato e volgare come og­gi. Perché oggi la festa festivaliera è dav­vero finita.
L’imbarbarimento televisivo l’ha divo­rata e il grave è che la RAI è servizio pubblico con pubblica missione, senza la costrizione del profitto commercia­le ad ogni costo, anche del degrado. Quella prima sera di martedì mi è ba­stata.

È anche una questione di stile: erano patetiche le rughe incipriate sotto la zazzera scura e improbabile del settan­tenne Gianni Morandi che con le sue braccia scimmiesche si ostina a trave­stirsi da giovane che andava a cento all’ora a trovar la bimba sua e a fare il presentatore garrulo quando il suo unico mestiere è quello di cantare («Notte di ferragosto», «Scende la piog­gia», «Canzoni stonate» mi fecero ba­lenare, quando fu il caso, lo struggi­mento delle canzoni d’amore).
Almeno Pippo Baudo col parrucchino color rame aveva il ritmo del presen­tatore professionista, anche se stagio­nato.
A parte ciò, ho assistito a un ini­zio allucinante di due comici pesante­mente volgari, osceni, dentro la resi­dua sacralità della prima serata della rete pubblica televisiva più popolare. E mettiamoci anche il tormentone del­lo «spacco inguinale» della vallettona con l’angoscioso dubbio amletico semi­nato dai giornali, aveva o non aveva le mutande, questo il problema.
E poi Celentano: strapagato (soltanto dopo è corso a parlare di beneficenza), chiamato a predicare quando lui sa so­lo cantare, investito di una missione sconcertante, quella di tenere procla­mi politici davanti a 15 milioni di te­lespettatori.
In nome di quale autorità, merito o mandato pubblico? Ha detto frasi scon­nesse e gravi, insultando pesantemen­te giornali, istituzioni e persone assen­ti, con il pubblico di smoking ricchi e di labbra rifatte e i papaveri dei piani alti della RAI ad applaudire compia­centi.

Buon profeta, Francesco Baccini dieci anni fa cantava: “Stasera venti e tren­ta/programma eccezionale/ in diretta nazionale/un re ci parlerà/è il re degli ignoranti/Adriano è meglio che canti/Adriano, che parlare alla RAI, la RAI, la RAI, la RAI/”.
Raglio d’asino non giunge in cielo, si dice. Ma fa au­dience.

(Pubblicato il 20.2.2012 sul Corriere del Ticino. Per gentile concessione)

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Redazione

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  • "Raglio d’asino non giunge in cielo, si dice. Ma fa au­dience."

    hahaahhahaahahhah :lol: :lol: :lol:

    Mi ricordo le sue performance su temi di politica.Un 610 con un misto di gelosia e cattiveria. :cry:

  • L'ingenuità non è stata quella di aver commesso un errore di forma bensì quella di confidare nella correttezza dei loro avversari politici.

  • Michele Fazioli sarà ricordato per "Contro luce". Celentano per quello che ha significato nella storia della canzone italiana e per la sua ultima omelia contro i catto-comunisti.

    A differenza di Fazioli non considero negativamente la predica di Celentano: ha un suo movente affatto banale e meriterebbe il seguente epitaffio:

    "ADRIANO CELENTANO
    dimostrò che quello che non sarebbe mai stato possibile alla RSI fu possibile alla RAI"

  • Michele Fazioli sarà ricordato per "Contro luce". Celentano per quello che ha significato nella storia della canzone italiana e per la sua ultima omelia contro i catto-comunisti.

    A differenza di Fazioli non considero negativamente la predica di Celentano: ha un suo movente affatto banale e meriterebbe il seguente epitaffio:

    "ADRIANO CELENTANO
    dimostrò che quello che non sarebbe mai stato possibile alla RSI fu possibile alla RAI"

  • Se il cantante solo cantasse, l’avvocato facesse solo l’avvocato e l’idraulico si dilettasse solo tra tubi e sifoni, il mondo sarebbe del tutto diverso. Disse con orgoglio il maniscalco all'arrotino. Che di mestiere faceva il filosofo. Il Celentano che canta, quando parla probabilmente stra-parla. Ma anche vero che l’universo mediatico di intrattenimento offra ormai quotidianamente stralunate omelie in accadii, formulate da astuti propagandisti. Storia risaputa. Pochi indagano. Perché il discorso è gravoso e si scontra con interessi milionari e ideologici: quindi improponibile. Che poi facciano più male quaranta minuti di celentanìte acuta, rispetto allo stillicidio di quotidiana demenzialìte congenita, offerta in compresse ben camuffate, è tutto da provare. Anche per questo bisogna pur pagare il canone. Il caso in questione mi ricorda tanto quegli audaci minimaloft un po' strambi, progettati dall'archistar di turno che fanno discutere per mesi e mesi e mesi, mentre cala il silenzio assoluto sugli imponenti scempi di normale edilizia quotidiana. Certo, l’Adriano nazionalpopolare ha avuto il privilegio (e chi ci rinuncerebbe) di giocare al predicatore dell'ovvio, al demagogo confusionar-mistico davanti a una platea titanica. Un (furbo, ndr) re degli ignoranti e/o cretino di talento come lui stesso ama definirsi. Ma alla fine, nella noia assoluta dei palinsesti, molti si saranno sintonizzati aspettando il suo intervento, i suoi silenzi, i suoi proclami sincopati, i suoi disastri sintattici. Così come c'è chi confessa di adocchiare la formula uno aspettando l’incidente. Per l'adrenalina. Ma dietro a tutto questo c'è chi mira agli ascolti e ne esce gratificato. Un giorno qui, in ticinolive, qualcuno scrisse che le locande parigine nei periodi “intensi” delle esecuzioni rivoluzionarie di fine settecento, fossero stracolme di turisti in attesa dello spettacolo. In altre parole: o si esce dalla logica degli ascolti ad alto reddito pubblicitario ma di mortificata qualità, o non c'è fine al peggio. Ricorda Aldo Grasso: «Tutto quello che la televisione fa nel nome del pubblico, anche "nel nome del popolo italiano": lo fa sempre e soltanto in termine di audience Così i media favoriscono l'attacco dell'emozione alla giustizia e rischiano di reintrodurre nel cuore dell'individualismo moderno metodi tribali». Farfalline escluse, beninteso.

    Là dove c'era l'erba ora c'è
    Una città
    E quella casa in mezzo al verde ormai
    Dove sarà? :wink:

    • "Certo, l’Adriano nazionalpopolare ha avuto il privilegio (e chi ci rinuncerebbe) di giocare al predicatore dell’ovvio, al demagogo confusionar-mistico davanti a una platea titanica."

      HA DETTO SEMPLICEMENTE CHE FAMIGLIA CRISTIANA E AVVENIRE FANNO POLITICA (DI SINISTRA).

      Domanda: se è così "ovvio" perché i vescovi si sono incazzati?

  • Se il cantante solo cantasse, l’avvocato facesse solo l’avvocato e l’idraulico si dilettasse solo tra tubi e sifoni, il mondo sarebbe del tutto diverso. Disse con orgoglio il maniscalco all'arrotino. Che di mestiere faceva il filosofo. Il Celentano che canta, quando parla probabilmente stra-parla. Ma anche vero che l’universo mediatico di intrattenimento offra ormai quotidianamente stralunate omelie in accadii, formulate da astuti propagandisti. Storia risaputa. Pochi indagano. Perché il discorso è gravoso e si scontra con interessi milionari e ideologici: quindi improponibile. Che poi facciano più male quaranta minuti di celentanìte acuta, rispetto allo stillicidio di quotidiana demenzialìte congenita, offerta in compresse ben camuffate, è tutto da provare. Anche per questo bisogna pur pagare il canone. Il caso in questione mi ricorda tanto quegli audaci minimaloft un po' strambi, progettati dall'archistar di turno che fanno discutere per mesi e mesi e mesi, mentre cala il silenzio assoluto sugli imponenti scempi di normale edilizia quotidiana. Certo, l’Adriano nazionalpopolare ha avuto il privilegio (e chi ci rinuncerebbe) di giocare al predicatore dell'ovvio, al demagogo confusionar-mistico davanti a una platea titanica. Un (furbo, ndr) re degli ignoranti e/o cretino di talento come lui stesso ama definirsi. Ma alla fine, nella noia assoluta dei palinsesti, molti si saranno sintonizzati aspettando il suo intervento, i suoi silenzi, i suoi proclami sincopati, i suoi disastri sintattici. Così come c'è chi confessa di adocchiare la formula uno aspettando l’incidente. Per l'adrenalina. Ma dietro a tutto questo c'è chi mira agli ascolti e ne esce gratificato. Un giorno qui, in ticinolive, qualcuno scrisse che le locande parigine nei periodi “intensi” delle esecuzioni rivoluzionarie di fine settecento, fossero stracolme di turisti in attesa dello spettacolo. In altre parole: o si esce dalla logica degli ascolti ad alto reddito pubblicitario ma di mortificata qualità, o non c'è fine al peggio. Ricorda Aldo Grasso: «Tutto quello che la televisione fa nel nome del pubblico, anche "nel nome del popolo italiano": lo fa sempre e soltanto in termine di audience Così i media favoriscono l'attacco dell'emozione alla giustizia e rischiano di reintrodurre nel cuore dell'individualismo moderno metodi tribali». Farfalline escluse, beninteso.

    Là dove c'era l'erba ora c'è
    Una città
    E quella casa in mezzo al verde ormai
    Dove sarà? :wink:

    • "Certo, l’Adriano nazionalpopolare ha avuto il privilegio (e chi ci rinuncerebbe) di giocare al predicatore dell’ovvio, al demagogo confusionar-mistico davanti a una platea titanica."

      HA DETTO SEMPLICEMENTE CHE FAMIGLIA CRISTIANA E AVVENIRE FANNO POLITICA (DI SINISTRA).

      Domanda: se è così "ovvio" perché i vescovi si sono incazzati?

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