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San Gottardo. Non facciamoci male da soli – Lorenzo Quadri

Nei prossimi mesi, o addirittura nelle prossime settimane, a Berna si compiranno delle scelte politiche decisive sul risanamento del tunnel autostradale del Gottardo e, di conseguenza, gravide di conseguenze per il Ticino: per il suo turismo, per la sua industria, per i suoi posti di lavoro.
Tre le opzioni al momento sul tavolo: 1) chiusura integrale per tre anni, 2) chiusura con eccezione dei tre mesi estivi per circa quattro anni, 3) realizzazione di un secondo traforo senza aumento di capacità e senza chiusura.

Inutile sottolineare quale sia l’opzione fortemente desiderata da Berna, trattasi della numero 1). Il fatto che come alternativa si proponga la chiusura con l’eccezione estiva, per salvaguardare il turismo in Ticino, la dice lunga su come sia stato approfondito il tema. Evidentemente gli uffici federali non si sono ancora accorti che in Ticino la stagione turistica dura ben più di tre mesi, ma va da Pasqua ad ottobre, e che l’esito pasquale e quello autunnale non hanno, numericamente, nulla da invidiare a quelli estivi.
Quella appena citata è solo la prima di una lunga serie di mistificazioni con cui si tenta di minimizzare le conseguenze per il nostro Cantone di una chiusura triennale della via delle genti. Intanto la Confederazione ha dovuto ammettere che l’obiettivo di ridurre gli automezzi pesanti in transito attraverso il Gottardo a 650mila per il 2020 – ossia per quando il traforo dovrebbe venire chiuso per risanamento – è clamorosamente fallito. Nella migliore delle ipotesi i transiti saranno il doppio, 1,3 milioni.
Tra “migliore” e “realistico” ci corre tuttavia una bella differenza. Quale cifra è dunque realistica? E qual è l’ipotesi peggiore? Non viene detto da nessuna parte.
Ma è chiaro che basta questa semplice realtà a far saltare la fattibilità delle misure fiancheggiatrici (trasferimento dei veicoli su treno) che si vorrebbero adottare durante la vagheggiata chiusura triennale. Oltretutto, con le “misure fiancheggiatrici” ci siamo già scottati una volta, libera circolazione delle persone docet, al punto che ormai la goffa quanto abusata locuzione può agevolmente essere tradotta con un più prosaico ma efficace “cerotti sulla gamba di legno”.

E a proposito di misure fiancheggiatrici, si glissa sul fatto che queste ultime avrebbero un impatto devastante, quindi assai poco “ecologico”, sul territorio ticinese da Biasca in su, e costerebbero svariate centinaia di milioni di Fr. Svariate centinaia di milioni per smontare tutto dopo tre anni? No di certo.
E qui si apre sotto i nostri piedi un altro trappolone. Perché la presenza di una stazione di trasbordo per camion a Biasca avrà l’evidente conseguenza di pregiudicare il trasbordo fuori dai nostri confini nella famosa ottica del “da Chiasso a Basilea camion sul treno”.
Nessuno disse ai ticinesi, quando bocciarono il controprogetto parlamentare all’Iniziativa Avanti che prevedeva, tra l’altro, il raddoppio del Gottardo, che il tunnel autostradale sarebbe stato chiuso per 900 giorni. Si disse anzi il contrario: ovvero che il risanamento era molto lontano nel tempo e che avrebbe preso, alla peggio, qualche mese.

E poi: con quale logica, o con quale faccia tosta, si possono da un lato salutare misure sempre più persecutorie nei confronti degli automobilisti motivate con esigenze di sicurezza e dall’altro rifiutare la trasformazione di una trappola mortale quale è un tunnel bidirezionale di 16 Km in una galleria a due “canne” monodirezionali, senza aumento di capacità?

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale Lega dei Ticinesi

Redazione

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  • Che il CdStato e le deputazione ticinese alle Camere si dia da fare per scongiurare una chiusura del tunnel per così lungo tempo. Tre o 4 anni, giusto il tempo di preparare una secessione in piena regola.

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