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La nuova Tunisia: religiosi fanatici e guardiani della morale

La Tunisia, che fino a dicembre 2010 era fra le mete più gettonate dai turisti occidentali, sta progressivamente diventando un territorio salafista.

La cittadina di Sejnane, 50mila abitanti, a un centinaio di chilometri dalla capitale Tunisi, viene già definita “il primo emirato salafista della Tunisia.”
A questo ha portato la rivoluzione che ha liberato il paese dalla presenza del presidente Ben Ali: a povertà, disoccupazione e estremismo religioso.

Sabato scorso a Tunisi si è svolta una manifestazione di protesta contro la deriva islamica che sta invadendo il paese. Non rubateci la rivoluzione, urlavano i manifestanti ma più che altro sembravano disillusi, come se fossero coscienti che la rivoluzione è già stata rubata e magari è anche stata inutile. Chissà quanti di loro pensavano che si stava meglio quando si credeva di stare peggio, che si stava meglio sotto il regime di Ben Ali.

Alle recenti elezioni la popolazione ha votato in massa per Ennahda, il partito islamico conservatore, pensando fosse un partito onesto, lontano dalla corruzione del regime di Ben Ali, l’unico ad offrire una vera alternativa. Una scelta che per certi versi si sta rivelando poco pagante.
Scomparsi i turisti, in tutta la Tunisia la disoccupazione è salita in maniera esponenziale. Migliaia di uomini e donne che lavoravano negli hotel, nei ristoranti, nell’industria dell’artigianato sono disoccupati.
La miseria ha portato l’aumento di furti, violenza e scontri. I guardiani del governo religioso pattugliano i quartieri, effettuano arresti e la punizione per chi finisce nelle loro celle sotterranee (e segrete, mai se ne ammetterebbe l’esistenza) è brutale.
Non di rado ai ladri vengono tagliate le dita di una mano (uno o due dita, a seconda della gravità del furto) e altre, terribili, sono le punizioni corporali. Se non è tortura poco ci manca.
Alle donne viene “suggerito” di portare il niqab, il velo integrale “che protegge dagli sguardi e quando morirai ti porterà dritta dritta in Paradiso”.
La prima volta che ti fermano per strada te lo dicono con le buone maniere. La seconda volta il tono di questi guardiani della morale è già sul minaccioso. La terza volta – dato che non la vuoi proprio capire – non parlano più: ti arrestano e quando – ore dopo – esci dai loro sotterranei sei convinta che in fondo un velo non può essere peggio di quello che hai appena vissuto.

(Ticinolive/La Stampa.it)

Redazione

View Comments

  • Qualcuno pensa ancora che l'Islam sia una religione di agnelli ? Eh sì: tutti lupi! camuffati sotto il velo di lana !
    Siamo andati tutti a scuola, e specialment quella dalla vita, che lezione abbiamo imparato ? Troas (Asia Greca ora Turchia)risveglia un eco nella nostra memoria ? Il cavallo di Troia ?!
    Questa é la tattica, chiara e precisa, insegnata dal predone di caravane ai suoi discepoli ed é così che la stanno applicando ovunque.
    Molti non sono ingenui, sono "poltron(e)i e sofà"

  • Io non ci capisco più niente.
    Ma non era la PRIMAVERA ARABA ?

    Dobbiamo forse metterci a gridare:
    "Arridatece Ben Alì" ?

    • Nella frase "Ma non era la PRIMAVERA ARABA", vorrei sottolinare la parola ARABA, che viene usata quando si parla del MONDO ARABO.
      Si deve vedere questa primavera Araba, non come un'ocidentalizzazione (come molti credono), ma bensì come un'arabizzazione.

      • Ti do ragione!

        Anche il "nostro" Blancho (quello della nuova cittadella-moschea in CH) è un salafita, il che è tutto dire!

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