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Dove sono le strisce pedonali ? Elena Bacchetta

Di sicuro molti di voi hanno notato negli ultimi mesi la cancellazione di diverse strisce pedonali lungo le strade del nostro cantone. In un’interrogazione del gruppo parlamentare verde al Consiglio di Stato è stato proprio chiesto lumi su questo modo di agire.

In breve è successo questo: il Cantone, applicando una normativa a livello federale, ha deciso di eliminare una serie di strisce pedonali perché non rispettavano un certo numero di criteri che ne attestano la sicurezza. Quindi piuttosto che avere un passaggio pedonale che crea un senso di falsa sicurezza, meglio toglierla.
Fin qui siamo d’accordo: nessuno vuole esporsi al pericolo di finire sotto un’automobile. Questa è però una storia tronca. Manca un finale. Infatti, là dove sono state tolte le strisce e non c’era la presunta possibilità di crearne di nuove nelle vicinanze, non è stato fatto nulla. È spontaneo chiedersi: ma chi usava quelle strisce, ora dove passa?

Io vorrei vedere il finale di questa storia: là dove le strisce pedonali non sono sicure, bisogna renderle sicure e non limitarsi solo a toglierle.
Non è necessario scoprire l’acqua calda: non siamo i soli al mondo ad affrontare il problema della convivenza fra pedoni e automobili lungo strade trafficate e non.
Si possono creare isole in mezzo alle strisce, creare delle strisce rialzate su dossi per invitare a rallentare, passerelle rialzate. Insomma con un po’ di impegno e un briciolo di creatività è possibile conciliare sicurezza e libertà di movimento. Bisogna però volerlo.

Elena Bacchetta, I Verdi del Ticino

Redazione

View Comments

  • Mi sembra infine che la signora Bacchetta non chieda poi la luna.
    Le direttive federali spesso sono mal applicate.

  • credo che le direttive vadano applicate. Forse proprio una gestione poco chiara da parte di alcuni comuni, vedi Minusio dove ne hanno inventate di tutti i colori in maniera abusiva, ha portato a questi "tagli" di strisce........
    Forse si vuole mettere solo un attimino di ordine

    • Nelle moderazione di traffico, molti uffici tecnici comunali pasticciano parecchio con le direttive VSS ed il cantone invece.....pure.

  • Le strisce pedonali, i semafori, e tutta la cartellonistica stradale DOVREBBERO ESSERE ABOLITI!

    Non provocatemi se no vi dimostro perché :lol:

    • Come al solito sei un po' troppo estremo... :roll:
      Tuttavia degli studi (mi sembra in Francia) hanno dimostrato che l'ebolizione delle strisce pedonali ha portato ad una diminuzione degli incidenti.
      Ci metti anche i semafori ? Mah....probabilmente riderebbero i carrozzieri. :lol:

      • Ti offro questo spunto di riflessione. Poi se vuoi ti racconto le mie esperienze personali come ... ciclista. :wink:

        Meno incidenti senza cartelli e semafori
        A Drachten, in Olanda, da anni si pratica “l'anarchia stradale”. Paolo Coelho: «Non ci credevo, funziona davvero»
        di Arturo Doilo

        Qualcuno la chiama “anarchia stradale”. Altri la definiscono “autoregolamentazione del traffico”. Fatto sta che a Drachten, in Olanda, hanno eliminato gli incidenti, abolendo i segnali stradali, parchimetri e divieti di sosta e di accesso vari: “Tutte queste regole del traffico ci privano della cosa più importante, del riguardo e della gentilezza. Dimentichiamo di comportarci socialmente”. Parole di Hans Monderman, responsabile per il traffico a Groningen e uno dei padri del progetto. Ancora: “Tanto più sono le regole, meno si sente la responsabilità”. Monderman, un ingegnere, non è l'ultimo degli invasati dell'antistatalismo, ma è un serio professionista tedesco che ha passato decenni di attività professionale nello studio della mobilità e soprattutto della sua sicurezza nei centri urbani.
        Oggi, secondo alcuni studi affidabili, il 70% della segnaletica non è nemmeno percepita dall'automobilista, anzi favorisce il suo imbarbarimento. Ogni semaforo è una sfida per riuscire a passare ancora con il giallo. Il risultato: nella morsa del corsetto delle regole, l'automobilista diventa egoista e cerca solo il proprio tornaconto, a scapito delle buone maniere!
        Secondo i fautori del nuovo concetto di circolazione, solo più libertà e più responsabilità individuale possono aiutare ad uscire dal circolo vizioso. Pertanto chiedono strade e vie come ai tempi del Medioevo, quando le strade delle città erano intasate da carri, cavalli e persone. Nei loro scenari, automobilisti e pedoni si intrecciano in un pacifico flusso. D'altro canto non si vede dove stia il problema, dato che anche nelle iper regolamentate strade urbane italiche, studi seri hanno dimostrato che la velocità media è nell'ordine dei 30 km/h.
        La libertà è meravigliosa nei suoi effetti inintenzionali: ciò che a molti potrebbe apparire come un caos totale si trasforma in ordine spontaneo. Solo laddove è tutto regolato – spiega la psicologia – l'automobilista può premere il pedale dell'acceleratore senza farsi troppi scrupoli. Un ambiente poco chiaro impone invece cautela e circospezione. “Meno sicuro è più sicuro” è il motto dei fautori della nuova corrente, che hanno deciso di esportare il loro progetto, che a Drachten, cittadina di 45.000 abitanti, mostra la sua bontà. Lì, le automobili circolano sullo stesso piano di pedoni e biciclette. I ciclisti segnalano con il braccio ogni cambiamento di direzione, mentre gli automobilisti si fanno capire con i gesti della mano e della testa: “Più della metà dei nostri cartelli stradali sono già stati rottamati”, spiega l'assessore del traffico Koop Kerkstra. “Dei 18 incroci muniti di semafori ne sono rimasti solo due, gli altri sono stati convertiti in piazzole a senso rotatorio”. A Drachten, ora valgono solo due regole: 1) precedenza a coloro che arrivano da destra; e 2) ciò che ostacola gli altri, sarà rimosso. Da mezzo mondo si viaggia per visitare Drachten e persino Londra si è detta interessata al modello libertario stradale, che a Kensington è in fase di sperimentazione. In un anno il numero di incidenti, con feriti, si è dimezzato. Oltre alla rivoluzione ideologica che comporta quest'idea, un gran vantaggio lo si certifica in campo economico: in Germania, ad esempio, l'installazione di un cartello stradale costa 350 Euro.
        Lo scrittore Paulo Coelho racconta così la sua esperienza a Drachten, dove ha girellato per la città in compagnia di un gruppo di giovani. Solo su indicazione dei suoi accompagnatori s'è reso conto dell'assenza totale di segnali stradali. “Tutt'a un tratto, mi resi conto che avevano assolutamente ragione: non c'era il famoso “Stop”, non c'erano le strisce pedonali, i segnali di incrocio e di precedenza. Non c'era un solo semaforo, con le sue luci rosse, gialle e verdi! E, con mia sorpresa, non c'era neppure la divisione tra il marciapiede e la strada. Il movimento era ben lungi dall'essere ridotto: camion, auto, biciclette (onnipresenti in Olanda), pedoni, tutti sembravano perfettamente organizzati in un posto dove non c'era niente a mettere ordine nel traffico. In nessun momento udii un improperio, sentii frenate improvvise, o clacson assordanti”.

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