Sulla base delle notizie sempre più inquietanti sulla diffusione della pedofilia esercitata in famiglia e nei luoghi ricreativi per i nostri giovanissimi, quali ad esempio le società sportive, urge la messa in atto di un piano di rilevamento e prevenzione della pedofilia anche a Lugano.
Non possiamo né vogliamo chiederci “i nostri bambini sono al sicuro?”.
La validità di un buon metodo adatto a tale scopo è comprovato dall’esperienza del progetto di prevenzione primaria degli abusi sessuali di minori “Le parole non dette”, organizzato dall’ASPI in collaborazione con l’autorità scolastica cantonale e sostenuto dalla Commissione LAV.
Il seguente brano è tratto dalla presentazione del progetto (http://www.aspi.ch/index.php?node=305&lng=1&rif=1e76e1a0db)
“Questo percorso di prevenzione è stato elaborato dal Dott. Alberto Pellai e coinvolge attivamente i bambini di 9-10 anni di età (4a elementare), i loro genitori e i loro docenti.
1. È possibile prevenire almeno una parte degli abusi sessuali sui bambini
Il fatto di avere partecipato a un programma di prevenzione è associato ad una diminuzione del 50% di vittimizzazione. Inoltre, in caso di abuso, dimezzano i tempi necessari per svelare l’accaduto e di conseguenza poter essere aiutato.
2. Uno dei canali privilegiati per la prevenzione è la scuola
Ogni bambino frequenta obbligatoriamente la scuola e può stabilire una relazione privilegiata con i suoi docenti, soprattutto con il docente di classe nella scuola elementare. Tanti bambini passano di fatto più tempo con il loro docente che con i propri genitori.
Per quello che sono le segnalazioni di maltrattamento o abuso ai servizi predisposti, si osserva che un numero importante arriva proprio dalla scuola. Questo dato conferma l’importanza del coinvolgimento della scuola nell’azione preventiva.
3. L’efficacia della prevenzione si basa sulla partecipazione attiva dei bambini, dei genitori e degli insegnanti.
Oltre agli insegnanti è indispensabile coinvolgere i genitori per accrescere l’efficacia dei programmi di prevenzione.
Così come sono stati formati i docenti, i genitori e gli allievi d’innumerevoli scuole comunali si può e si dovrebbe formare i monitori, direttori, accompagnatori e in generale tutti gli adulti che hanno a che fare con bambini nel tempo organizzato non scolastico.
Sulla base delle considerazioni di cui sopra chiedo al Lodevole Consiglio Comunale di voler risolvere
1. Il Municipio si attiva presso le competenti autorità cantonali affinché predispongano dei corsi di sensibilizzazione che permettano, a chi li frequenta, di identificare comportamenti sospetti e/o inadeguati sia di adulti (potenziali aggressori) che di minori (potenziali vittime).
2. L’autorità cittadina obbliga le società, le associazioni, i cori, ecc. che contano tra i propri membri dei minorenni, a partecipare a dei corsi di formazione con almeno il 50% dei propri membri, siano essi professionisti o volontari, maggiorenni o minorenni.
3. Quale misura urgente, in attesa che il Cantone si attivi, l’autorità cittadina si da i mezzi per garantire la formazione in questione.
Francesca Bordoni Brooks