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Il 2012 sarebbe dovuto essere l’anno del ritorno alla calma per la politica svizzera. Poi ci ha pensato Christoph Blocher ad agitare le acque, scatenando il caso Hildebrand.
Un caso che ieri si è arricchito di un nuovo episodio, con le dimissioni del presidente della Banca nazionale svizzera
.

Da subito, la presidente della Confederazione Widmer-Schlumpf si era schierata dalla parte di Hildebrand, giustificandone le azioni e confermandogli la fiducia. Lecito chiedersi dunque se dopo aver fatto uscire di scena Hildebrand, Blocher cercherà di far dimettere anche lei dal governo, vendicandosi così dell’affronto subìto alle elezioni per il Consiglio federale di quattro anni fa.

Sbaglia chi pensa che Christoph Blocher abbia danneggiato l’immagine della Svizzera, scrive oggi l’editorialista Nicole Laman sul sito della radio romanda RSR : “Il danno sarebbe giunto se Hildebrand fosse rimasto alla guida della BNS. Da giorni il malessere era palpabile. Dapprima scetticismo, poi incredulità, infine la collera.
Sbaglia chi pensa che Christoph Blocher sia un uomo affetto da un qualche disturbo, pronto a tutto per vendicarsi del sistema che lo ha escluso dal Consiglio federale. Anche se la sua amarezza nei confronti di Eveline Widmer-Schlumpf non scomparirà mai, Blocher rimane uno stratega fra i migliori in Svizzera. Così come resta un uomo che diffida dei traders e che mantiene un atteggiamento reticente di fronte alla regolamentazione bancaria.
La sua aura politica, il suo particolare destino e la sua fortuna finanziaria ne fanno un personaggio fuori dal comune, gli conferiscono una molteplice forza d’impatto e gli hanno permesso di fare giustizia.

Come sempre, il problema con Blocher è che si spingerà troppo oltre. Volendo trasformare questa vittoria in un patibolo, segnerà ancora qualche punto e in seguito si screditerà con le proprie mani.
Politicamente caduto in disgrazia, criticato anche all’interno del suo partito, Blocher resterà comunque ancora a lungo il rivelatore del disfunzionamento istituzionale e delle debolezze umane, quelle di tutti, eccetto le sue.”