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Un giorno intero per parlare di scuola – Il sondaggio

Sabato scorso, cento e più persone – docenti, educatori, professionisti, operatori culturali – hanno partecipato alla giornata di studio “La scuola e i suoi problemi: è ora di parlarne”, organizzata all’USI dall’Associazione Società Civile della Svizzera Italiana, presieduta dall’ing. Michele Moor.

I quattro seminari del mattino, ciascuno della durata di tre ore, hanno dato origine a discussioni animate e approfondite.
Le conclusioni, debitamente verbalizzate, sono state esposte in seduta plenaria dai quattro capigruppo: isp. Ritter, dir. Dillena, prof. Boschetti, prof. del Don. Due magistrali relazioni su temi scolastici sono state tenute dai docenti universitari Fabio Minazzi (Università dell’Insubria) e Tatiana Crivelli (Università di Zurigo).

Indiscutibilmente al centro dell’interesse della giornata di studio si collocava un sondaggio commissionato dall’ASCSI alla società specializzata Ad Hoc Informatica di Pietro Pisani, avente per tema la scuola ticinese con speciale riguardo a quello che può essere considerato il suo nodo cruciale: la scuola media unica.
Due i questionari: uno più breve destinato ai genitori; un altro, molto più articolato e complesso, riservato ai docenti.
L’allestimento dei questionari è stato curato dai professori Franco Zambelloni e Francesco De Maria.

Quale l’esito più sorprendente dell’operazione, almeno agli occhi di chi scrive? Senz’altro questo: la scuola media non esce così male dal giudizio dei genitori.
Per contro il seminario “Scuola media” moderato dal direttore del Corriere Giancarlo Dillena, numericamente il più nutrito e affollato di persone con livelli di competenza elevati, si è mostrato assai più critico, mantenendosi però sempre su un tono costruttivo.

In conclusione, un convegno serio e importante sul tema della scuola pubblica (ma erano presenti anche direttori e operatori di scuole private) concepito e organizzato da un’associazione non legata in alcun modo al Dipartimento. Una giornata per conoscere e migliorare la scuola. In nessun modo contro la scuola.

cliccare sul link per aprire i sondaggi

inchiesta scuole medie-docenti

inchiesta scuole medie-genitori

Relatore

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  • Bene, è tempo e ora che se ne parli liberamente, al di fuori degli schemi politici del dipartimento.

  • Bene, è tempo e ora che se ne parli liberamente, al di fuori degli schemi politici del dipartimento.

  • La scuola media sembra tutto sommato ACCETTATA dalle famiglie.
    Il 48% dei genitori non individua aspetti negativi nella SM.

    Certo, quel 36% che ritiene che la SM "non prepari adeguatamente agli studi liceali" è alto.

      • Spero che il seminario abbia meglio evidenziato i lati deboli della nostra scuola ben oltre le statistiche percentuali.
        Le risultanti di queste statistiche mi auguro argomentate avranno un seguito presso il DECS o il medesimo (i suoi funzionari) si limitano a negare il sussidio per l'abbonamento arcobaleno ad allievi della scuola dell'obbligo? :wink:

  • La scuola media sembra tutto sommato ACCETTATA dalle famiglie.
    Il 48% dei genitori non individua aspetti negativi nella SM.

    Certo, quel 36% che ritiene che la SM "non prepari adeguatamente agli studi liceali" è alto.

      • Spero che il seminario abbia meglio evidenziato i lati deboli della nostra scuola ben oltre le statistiche percentuali.
        Le risultanti di queste statistiche mi auguro argomentate avranno un seguito presso il DECS o il medesimo (i suoi funzionari) si limitano a negare il sussidio per l'abbonamento arcobaleno ad allievi della scuola dell'obbligo? :wink:

  • Una buona formazione scolastica è tuttora una chiave fondamentale per avere un lavoro dignitoso.

    Ma non vi dovrebbe essere alcun diritto al lavoro, il più essenziale di tutti i diritti, acquisito per privilegio di nascita.

    In tempi non lontanissimi i mestieri erano organizzati in corporazioni, e nella società venivano reclutati in particolari condizioni esclusivamente i loro membri. Quelli che avevano la sfortuna di nascere al di fuori del quadro corporativo erano esclusi da ogni privilegio. La disuguaglianza nel campo dell'istruzione è infatti uno dei risultati più infelici, dal punto di vista sociale, ed è determinata dalla casualità della nascita.

    E le statistiche parrebbero confermare la tendenza differenziante ancora oggi. Con la disuguaglianza di istruzione, vi sfido ad avere gli stessi diritti (non l'uguaglianza formale) di equità e di opportunità che sono la base stessa della la democrazia.

    Non vengo predicando una sorta di livellamento assoluto delle condizioni sociali all'interno della società. Ma sostengo che quando si parla di tutti gli aspetti relativi all’istruzione, alla formazione, alla “Scuola”, si parla di come si concepisce la “Società”. Quando si parla di “selezione” (anche di merito) si parla di divisione e di esclusione. Inevitabile? Sì, ma almeno il più tardi (e correttamente) possibile. Almeno fin quando non saranno chiariti i rapporti sul piano sociale, tra economia e scolarizzazione, tra formazione scolastica e patrimonio culturale individuale di ogni cittadino.
    Bisogna parlarne. Senza punti esclamativi.

    • Come non vedere che proprio la SELEZIONE DI MERITO
      è l'UNICA chance del povero alunno
      con le pezze al... (pardon)?

      Contro il "figlio di papà"
      beota svogliato disinteressato incapace
      che
      "se passi ti regalo lo scooter".

      Ovvero
      "Ho ingaggiato il migliore avvocato della piazza
      per fare causa al consiglio di classe!"

      • Non mi pare di aver detto di esser contro alla funzione selettiva dell'ordinamento scolastico. Sono contrario a una selezione (il termine "selezione" parla da solo) che non tenga conto degli aspetti che mi sembra di aver indicato in filigrana. E qui mi rifaccio al suggerimento Ocse. Tra l'altro, l'economia richiede e richiama a forme "pratiche e operative" della conoscenza. Un'intelligenza "strumentale". Si spingerà sempre più verso semplificazione accelerata e omogeneizzazione utilitaristica del sapere. Una rapida navigazione di superficie tenterà di prendere il posto di un lento e approfondito rapporto con la cultura scientifica e umanistica. Ma Jack, parli come un uomo di Scuola. :wink:

        • Non saprei, può darsi. I miei figli ci sono passati tutti.
          Ma è noto lippis et tonsoribus

          CHE SONO AVVOCATO.

          • Vorresti farmi votare socialista? Non lo considero affatto un come un atto deplorevole! :wink: Poi, sono profondamente convinto che la Scuola pubblica, (sì, Dicolamia: pubblica!) sia un fatto trasversale ai partiti. Nella formazione dei giovani si giocano le carte della continuità e della solidità di un patrimonio di conoscenze. In ultima analisi di un’intera civiltà. Buona serata!

          • Probabile che tu lo faccia già SPONTANEAMENTE.
            Io nei primi 99 anni della vita
            non l'ho MAI fatto.

            Per il seguito... si vedrà.

          • Per finire, la domandina "candida" posta dal nostro amico : "il dipartimento sarà poi stato invitato?", avrà una risposta? :wink:

          • Ho partecipato, ero presente. Il presidente Moor ha detto chiaramente
            che il DECS ERA stato invitato.

          • E come mai non c'era nessuno in veste ufficiale?
            Il tema non era di loro gradimento o erano in gita scolastica?
            Lo scorso anno con un associazione no profit ho organizzato 52 conferenze di due ore scolastiche ciascuna, nelle principali sedi del cantone di SM su richiesta degli istituti stessi e delle assemblee genitori.
            Il tema era "Internet e ragazzi, le regole del gioco". Dopo 8 anni che tenevamo questi corsi abbiamo espressamente invitato il DECS a partecipare a qualcuna delle lezioni. Silenzio di tomba da parte del DECS finché dopo 52 lezioni il DECS su segnalazione di un direttorello di nomina partitica, non certo per meriti scolastici che non aveva nemmeno lui partecipato a nessuna delle lezioni ha ritenuto di dover segnalare al DECS la distribuzione (peraltro autorizzata) di un libretto della polizia federale sul tema, il DECS ci ha chiesto delle spiegazioni. Spiegazioni che abbiamo ben volentieri dato, assieme all'invito per il futuro di farle loro negli anni a venire le riunioni.
            Non mi risulta che lo abbiano fatto privando così i ragazzi di SM di un utile informazione sull'uso corretto delle regole del gioco in internet.

          • Come ha ben scritto decenni fa lo svizzero Denis de Rougemont nel saggio “I misfatti dell'istruzione pubblica”:
            «L'esistenza dei programmi e della democrazia implicano questa esigenza teorica: tutti i bambini devono essere in grado in qualunque momento di:
            1. ingurgitare la stessa quantità di materia,
            2. di renderne conto allo stesso modo, nello stesso tempo.
            Accontentiamoci di evidenziare che questo principio è alla base del sistema; che riposa dunque su una tranquilla ignoranza della natura umana. La storia registra sì e no una o due altre idiozie di questa grandezza, ma bisogna riconoscere che non si era mai pensato di dar loro un'estensione universale e un carattere obbligatorio».

          • Alla domanda se deve per forza esistere un solo modo di conoscere a cui devono essere ridotti tutti gli altri, la risposta è chiaramente no! Questo non significa la perdita di primato della scuola pubblica, che non è perfetta, ma offre ancora oggi le garanzie migliori per un consenso culturale. Il resto sono decisioni politiche condivise, come per esempio che tutti i bambini debbano saper suonare il flauto dolce, o capire i principi elementari del calcolo, o imparare a leggere le carte geografiche secondo la proiezione di Mercatore, o imparare a scrivere usando frasi grammaticalmente corrette. Inoltre in linea di principio non ho obiezioni all'idea di predisporre i migliori strumenti di misurazione per valutare le prestazioni degli studenti nelle varie discipline quali le scienze, la matematica, la lettura, l’arte e la musica. Anzi, in linea di principio non sono contrario nemmeno a una valutazione del lavoro svolto dai docenti. Ma non certo con criteri quasi esclusivamente economicistici o con economicistiche finalità. I risultati dei test Pisa (Programme for International Student Assessment,) mi ricordano troppo da vicino i risultati emanati dalle agenzie di rating, per cui...

          • Fai uno sforzo per esaminare la questione dal punto di vista della libertà individuale. Perché lo Stato non obbliga i genitori a scegliere l'auto più adatta alla propria famiglia, ma li obbliga "coercitivamente" a finanziare l'informazione di Stato (RTSI) e la scuola di Stato?
            Perché alcune scelte sono permesse e altre no?
            Se io scelgo di non guardare la RTSI o di non mandare mio figlio alla scuola pubblica, non esercito forse un mio diritto di scelta?
            L'esistenza della scuola pubblica viene giustificata con la necessità di assicurare a tutti un'istruzione. Ma non sarebbe più coerente con la libertà individuale assicurare a tutti la possibilità di scegliere l'istruzione che preferiscono?

          • Non è che non apprezzi la libertà individuale. Ma su tale concetto si potrebbe discutere per ore. Le azioni e le scelte di una persona, a mio avviso, soggiacciono comunque a dei condizionamenti, a delle limitazioni. Sappiamo (per fare un esempio come quello dell’auto (!?), che tu proponi) che il supermercato è organizzato in modo tale da condizionare in parte (10, 20, 60%?) i nostri acquisti. Sappiamo pure che anche le scelte "importanti", soggiacciono a influssi pubblicitari, economici e culturali. Mai sentito parlare di status symbol? Per farla breve (molto breve) molte delle nostre scelte sono indotte (...ispirate) dal contesto. Quindi i nostri diritti di scelta, come tu li chiami, sono abbastanza labili. Passiamo alle cose più serie: la Scuola. Questa libertà individuale di scegliere "l'istruzione che si preferisce", come tu affermi, potrebbe, dico potrebbe (non ho la certezza ovviamente) scatenare -oltre a quanto anticipato- un'insana corsa alle particolarità. Particolarità di ceto, di censo, di religione, di appartenenza politica, di status, di fede calcistica e... di comodo, in una deleteria apoteosi di "particolarismi” controproducenti. Che lascerei tranquillamente ai... doposcuola. Che sono importanti. Non bisogna dimenticare che la Scuola (in aula) è un pilastro sul quale si basa la comunità, per promuovere anche gli aspetti di integrazione. Per concludere, desidererei dire a Candide, che ogni momento, discussione, congresso che ha lo scopo di aiutare la Scuola a migliorarsi gode (anche) del mio sostegno. Per quanto possa valere. :wink:

          • - Pensò a tutte le specie viventi che insegnavano ai giovani nati l'arte di sopravvivere, i gatti che insegnano ai gattini ad andare a caccia di topi, gli uccelli che si sforzano di insegnare ai loro piccoli a volare... ma l'uomo, che ha la mente come unico mezzo per sopravvivere, non solo fallisce nell'insegnare al bambino a pensare, ma dedica l'educazione del bambino allo scopo di distruggerne il cervello e di convincerlo che il pensiero è inutile e maligno, ancor prima che abbia incominciato a pensare.
            Dalle prime parole alle ultime che un bambino sente, è come una serie di colpi per immobilizzare il motore, per soffocare l'energia della sua coscienza. "Non discutere, obbedisci!", "Non tentare di capire, credi!", "Non ribellarti, esegui!", " Non lottare, cerca un compromesso!", " Il cuore è più importante della mente!", "Chi sei tu per sapere? I tuoi genitori ne sanno più di te!", "Chi sei tu per sapere? La società ne sa più di te", "Chi sei tu per sapere, I burocrati ne sanno più di te", "Chi sei tu per reagire? Tutti i valori sono relativi!" "Chi sei tu per pretendere di sfuggire al proiettile di un delinquente? È solo un pregiudizio personale!". Gli uomini rabbrividirebbero, pensò Rearden, se vedessero un uccello strappare le penne all'uccellino appena nato, per poi spingerlo fuori dal nido... eppure era questo che facevano ai loro bambini -
            Ayn Rand da “La rivolta di Atlante”, volume III Atlantide

            Cito questo pezzo di Ayn Rand perché mi sembri molto incline alla libertà condizionata da "saggi regolamentatori".

            La particolarità che deriva da una libera scelta non deve far paura se essa è rispettosa della particolarità altrui e ripudia ogni forma di violenza.

            Basterebbe questo reciproco rispetto tra particolarità per promuovere un'integrazione vera tra individui reciprocamente tolleranti.

            Invece l'integrazione laica che toglie il crocefisso dalle aule scolastiche in nome di una millantata neutralità della scuola è violenza allo stato puro contro chi è costretto a finanziare con i propri soldi un tipo di integrazione, che fa oggettivamente violenza alla propria particolarità.

            Insomma il tuo concetto di scuola dovrebbe a mio avviso essere completamente rovesciato: ognuno frequenta la scuola più idonea alla propria particolarità e poi nel dopo-scuola ci si confronta serenamente sulle proprie particolarità.

            Dai regolamentatori saggi e onniscienti che condizionano la libertà altrui con il pretesto che l'individuo lasciato troppo libero può essere condizionato ce ne scampi Iddio!

          • AYN RAND, I LOVE!

            La rivolta.....stupenda trilogia. :mrgreen: :mrgreen:

            Ed ecco a voi un stupendo link per la serie TICTAC e teatro dei falliti (made minou): :mrgreen: :mrgreen:

            "http://www.snb.ch/ext/stats/statmon/pdf/deen/B1_Notenbankgeldmenge.pdf"

            Forza Ambrì

          • "Cito questo pezzo di Ayn Rand perché mi sembri molto incline alla libertà condizionata da “saggi regolamentatori”."

            Ho letto "La fonte meravigliosa" della Rand. Da molti considerato un capolavoro. Un testo di formazione. Andrebbe letto. Ma resto dell'idea che "sagge regolamentazioni" condivise laicamente, siano la scelta migliore. :wink:

          • ... è la scelta migliore, indubbiamente la migliore per giustificare i "saggi regolamentatori" :wink:

          • Parli di confronto sereno tra le differenti opinioni. Ma poi ogni tuo post è una sentenza conclusiva e assiomatica addosso chi non la pensa come te. Sei indignato perché l'economia mondiale non tiene conto della Scuola di Vienna. Sei indignato perché l'Europa non si sia attuata secondo i crismi della dottrina Von Mises/Von Hayek. Sei indignato perché la Scuola è pubblica statale e laica. Sei indignato perché non si vogliono simboli religiosi in luoghi pubblici. Ma insomma Dicolamia, piantala. La tenda in piazza, intendevo dire...

          • Dico ha già piazzato la tenda QUI. E va benissimo così.
            Lui ha il suo sogno, lo segue in modo chiaro e pulito.
            Niente guerre ma semplici partite a PING-PONG con voi.
            Senza vinti ne vincitori.
            E noi ignoranti vi seguiamo e impariamo.
            GRAZIE.

          • Lascia stare l'indignazione, che non sempre è sorretta da proposte alternative a ciò per cui ci si indigna. Io rivendico invece una cosa molta semplice: il diritto di scegliere. Un individuo al quale viene preclusa la libertà di scegliere, se tale scelta non offende la libertà altrui, non è un individuo libero. Rimanendo al tema della scuola la mia proposta (che non è un assioma) è questa: fermo restando il diritto di tutti ad essere istruiti facciamo in modo che ciascuno si faccia istruire da chi preferisce. Se questa riforma scolastica fosse approvata ognuno sarebbe libero di seguire i corsi di un professore di scuola austriaca o di un keynesiano in stile Baranzini, oppure di preferire la scuola laica a quella dove il crocefisso rimane saldamente appeso alle pareti delle aule scolastiche. Il che non escluderebbe poi il confronto, fuori dalla propria particolarità, tra particolarità diverse (incontri, conferenze, dibattiti ecc.). Quello che non va è la situazione attuale: un cittadino deve prima contribuire a pagare con le proprie tasse la scuola pubblica e poi, se non si riconosce nel tipo di insegnamento che essa elargisce, deve pagarsela di nuovo un'altra.

          • "Bisogna essere dei cialtroni monetari come Bernanke e la Banca di Inghilterra per guadagnarsi la fiducia dei drogati cronici della finanza internazionale."
            Postata ieri alle 21.48. Firmata Dicolamia.

            Si può dire tutto quello che volete a proposito di buone intenzioni e gentili partite a ping pong (Seguimi) o altri sport politicamente corretti. Personalmente elencherei altre attività sportive da associare a simili sparate. Inutile dire che sono in rapporto dicotomico con un discorso articolato, costruttivo e propositivo. Di confronto sereno al di fuori delle aule scolastiche... In codesta frasetta ci sono quintali presunzione.

            Dicolamia, avrai già sentito parlare di scelte democratiche prese dalla maggioranza in un gruppo di popolazione. Ebbene la nostra comunità cantonale ha scelto(!) di avere una Scuola pubblica e statale. La pagano tutti quelli che pagano le tasse, anche quelli che non la condividono, anche quelli che non ne hanno mai fatto uso. Per esempio cittadini stranieri che hanno studiato altrove e senza figli. Tu/Voi avete la possibilità democratica di raccogliere il dissenso, le firme e quant'altro e imporre una votazione abrogativa. Anch'io pago diverse cose che non vorrei sostenere, pago per esempio, anche per i furbi che non pagano le tasse o troppo poco rispetto al dovuto. E' la democrazia, Dico!

          • Avrei preferito che tu entrassi nel merito della questione da me sollevata piuttosto che ricordarmi le regole della democrazia. Se questa doveva essere la conclusione del nostro batti e ribatti temo di aver perso il mio tempo.

            Per quanto riguarda invece la prima parte del tuo post ti chiedo:

            Perché è da presuntuosi definire "cialtrone monetario" uno che ha stampato di nascosto in due o tre giorni l'equivalente di tre volte il debito italiano accumulato in quasi mezzo secolo?
            La sua cialtroneria è poi aggravata dal fatto che:
            a) ha cercato in ogni modo di tenere nascosto la cosa all'opinione pubblica americana
            b) sapendo quello che aveva fatto si è permesso di tendere una mano cpmmiserevole a quei poverini del vecchio continente, restii (onore alla Germania) a comportarsi in modo cialtronesco come lui
            Lo stesso dicasi per la Banca d'Inghilterra, che ha stampato e sta sta stampando di brutto per salvare le proprie banche e il proprio Stato dalla bancarotta.

          • Allora. Se perdi del tempo... lascia perdere. E' sempre una buona regola. Se conosci anche le regole della democrazia il tuo continuo reclamare o sanzionare, proposte che democraticamente sono/non sono state rese operative, quello sì che diventa una perdita di tempo. E te l'ho ricordato. Il fatto è, che tu credi di essere così abile dialetticamente che continui a giocare con la "nebbia" delle parole. Per cui mi astengo dal rispondere un'altra volta sul "cialtrone monetario". Ovviamente. Con tutto il rispetto poi, non confondiamo i gradi di scolarizzazione. Uno che vuol seguire facoltà universitarie che sostengono e insegnano tesi liberiste, lo può fare. E riceve anche i sussidi. Noi, qui, stiamo parlando di scuola pubblica obbligatoria. Una struttura educativa condivisa democraticamente. Una conquista sociale. Ma suppongo che il tuo problema sia quello di lasciare appeso alle pareti un simbolo religioso, e la cosa diventa sospetta. Spesso con amici credenti oppure agnostici e perfino atei, si discute della questione. Ti dirò che quelli che sono profondamente credenti non mi hanno mai rivelato di sentire la mancanza di simboli religiosi nei luoghi pubblici. Per contro, sono convinto che questo argomento stia diventando una vicenda di evidente matrice politica. Molti, più autorevoli di openside, ci hanno già spiegato che queste faccende possono diventare, oltre che una rivendicazione preoccupante e oltranzista, vicende che innescano contese passionali e causano aspre contrapposizioni. Un conflitto, in definitiva. Di retroguardia. In questo caso condivido le scelte del Tribunale federale, della Corte europea e dei Francesi. Sono pure d’accordo con chi sostiene che la dimensione religiosa debba essere un fatto soggettivo e quindi privato. Senza bisogno di dire che proprio chi pratica una religione è paladino di tolleranza. Non replicherò.

          • La democrazia, specie quando consente ad una maggioranza di ledere la libertà altrui, non è il massimo dei sistemi, ma un merito indubbiamente ce l'ha: con tenacia, costanza e caparbietà si può operare per porre rimedio in un'altra occasione all'ingiustizia subita. È dunque incontestabile che finché una legge gode del consenso della maggioranza del popolo essa sia operativa. Ma non c'è (per fortuna) nessuna legge che obblighi a un periodo lungo o corto di quarantena intellettuale per propagandare idee contrarie alla legge in vigore.

            Il tuo discorso sul luogo "pubblico" è perfettamente coerente: se la maggioranza di ticinesi non desidera scegliersi la scuola secondo le sue "particolarità", ma accetta l'attuale scuola "pubblica", nessuno (e nemmeno io) deve pretendere di avere Gesù Cristo piuttosto che Marx o Maometto appesi alle pareti delle aule scolastiche.

            Ma è proprio per superare questa omologazione che io sponsorizzo una scuola finanziata sì con denaro pubblico, ma che lasci agli utenti la possibilità di decidere in piena libertà se vuole frequentare una scuola cristiana, laica o musulmana, una scuola keynesiana o una scuola "austriaca", o altro ancora, e questo a qualunque livello scolastico.

            Non credo infatti all'integrazione fondata sulla cancellazione delle proprie "particolarità", ma all'integrazione fondata sulla tolleranza tra particolarità diverse.

            Per aver espresso questa idea, in modo del tutto civile, tu mi hai ingiunto di tacere o di trasferirmi in una tenda perché la democrazia ha deciso altrimenti.

            Ribadisco: non credo di aver impiegato bene il mio tempo e, seguendo il tuo consiglio, ... lascio perdere.

          • Apprezzo la tua postilla dedicata a me, ma sopratutto la finalità di quanto dici.
            E quel sostegno tuo, sta tranquillo, vale esattamente quanto il mio e anche quanto quello del Guidani, nonostante lui sia riuscito a descrivere così bene le sue sensazioni.

            L'Importante è non ignorare un argomento importante ed impegnativo come questo.

            :)

    • Puoi sempre votare socialista.
      È un tuo DIRITTO DEMOCRATICO. Non te lo toglie nessuno.

  • Una buona formazione scolastica è tuttora una chiave fondamentale per avere un lavoro dignitoso.

    Ma non vi dovrebbe essere alcun diritto al lavoro, il più essenziale di tutti i diritti, acquisito per privilegio di nascita.

    In tempi non lontanissimi i mestieri erano organizzati in corporazioni, e nella società venivano reclutati in particolari condizioni esclusivamente i loro membri. Quelli che avevano la sfortuna di nascere al di fuori del quadro corporativo erano esclusi da ogni privilegio. La disuguaglianza nel campo dell'istruzione è infatti uno dei risultati più infelici, dal punto di vista sociale, ed è determinata dalla casualità della nascita.

    E le statistiche parrebbero confermare la tendenza differenziante ancora oggi. Con la disuguaglianza di istruzione, vi sfido ad avere gli stessi diritti (non l'uguaglianza formale) di equità e di opportunità che sono la base stessa della la democrazia.

    Non vengo predicando una sorta di livellamento assoluto delle condizioni sociali all'interno della società. Ma sostengo che quando si parla di tutti gli aspetti relativi all’istruzione, alla formazione, alla “Scuola”, si parla di come si concepisce la “Società”. Quando si parla di “selezione” (anche di merito) si parla di divisione e di esclusione. Inevitabile? Sì, ma almeno il più tardi (e correttamente) possibile. Almeno fin quando non saranno chiariti i rapporti sul piano sociale, tra economia e scolarizzazione, tra formazione scolastica e patrimonio culturale individuale di ogni cittadino.
    Bisogna parlarne. Senza punti esclamativi.

    • Come non vedere che proprio la SELEZIONE DI MERITO
      è l'UNICA chance del povero alunno
      con le pezze al... (pardon)?

      Contro il "figlio di papà"
      beota svogliato disinteressato incapace
      che
      "se passi ti regalo lo scooter".

      Ovvero
      "Ho ingaggiato il migliore avvocato della piazza
      per fare causa al consiglio di classe!"

      • Non mi pare di aver detto di esser contro alla funzione selettiva dell'ordinamento scolastico. Sono contrario a una selezione (il termine "selezione" parla da solo) che non tenga conto degli aspetti che mi sembra di aver indicato in filigrana. E qui mi rifaccio al suggerimento Ocse. Tra l'altro, l'economia richiede e richiama a forme "pratiche e operative" della conoscenza. Un'intelligenza "strumentale". Si spingerà sempre più verso semplificazione accelerata e omogeneizzazione utilitaristica del sapere. Una rapida navigazione di superficie tenterà di prendere il posto di un lento e approfondito rapporto con la cultura scientifica e umanistica. Ma Jack, parli come un uomo di Scuola. :wink:

        • Non saprei, può darsi. I miei figli ci sono passati tutti.
          Ma è noto lippis et tonsoribus

          CHE SONO AVVOCATO.

          • Vorresti farmi votare socialista? Non lo considero affatto un come un atto deplorevole! :wink: Poi, sono profondamente convinto che la Scuola pubblica, (sì, Dicolamia: pubblica!) sia un fatto trasversale ai partiti. Nella formazione dei giovani si giocano le carte della continuità e della solidità di un patrimonio di conoscenze. In ultima analisi di un’intera civiltà. Buona serata!

          • Probabile che tu lo faccia già SPONTANEAMENTE.
            Io nei primi 99 anni della vita
            non l'ho MAI fatto.

            Per il seguito... si vedrà.

          • Per finire, la domandina "candida" posta dal nostro amico : "il dipartimento sarà poi stato invitato?", avrà una risposta? :wink:

          • Ho partecipato, ero presente. Il presidente Moor ha detto chiaramente
            che il DECS ERA stato invitato.

          • E come mai non c'era nessuno in veste ufficiale?
            Il tema non era di loro gradimento o erano in gita scolastica?
            Lo scorso anno con un associazione no profit ho organizzato 52 conferenze di due ore scolastiche ciascuna, nelle principali sedi del cantone di SM su richiesta degli istituti stessi e delle assemblee genitori.
            Il tema era "Internet e ragazzi, le regole del gioco". Dopo 8 anni che tenevamo questi corsi abbiamo espressamente invitato il DECS a partecipare a qualcuna delle lezioni. Silenzio di tomba da parte del DECS finché dopo 52 lezioni il DECS su segnalazione di un direttorello di nomina partitica, non certo per meriti scolastici che non aveva nemmeno lui partecipato a nessuna delle lezioni ha ritenuto di dover segnalare al DECS la distribuzione (peraltro autorizzata) di un libretto della polizia federale sul tema, il DECS ci ha chiesto delle spiegazioni. Spiegazioni che abbiamo ben volentieri dato, assieme all'invito per il futuro di farle loro negli anni a venire le riunioni.
            Non mi risulta che lo abbiano fatto privando così i ragazzi di SM di un utile informazione sull'uso corretto delle regole del gioco in internet.

          • Come ha ben scritto decenni fa lo svizzero Denis de Rougemont nel saggio “I misfatti dell'istruzione pubblica”:
            «L'esistenza dei programmi e della democrazia implicano questa esigenza teorica: tutti i bambini devono essere in grado in qualunque momento di:
            1. ingurgitare la stessa quantità di materia,
            2. di renderne conto allo stesso modo, nello stesso tempo.
            Accontentiamoci di evidenziare che questo principio è alla base del sistema; che riposa dunque su una tranquilla ignoranza della natura umana. La storia registra sì e no una o due altre idiozie di questa grandezza, ma bisogna riconoscere che non si era mai pensato di dar loro un'estensione universale e un carattere obbligatorio».

          • Alla domanda se deve per forza esistere un solo modo di conoscere a cui devono essere ridotti tutti gli altri, la risposta è chiaramente no! Questo non significa la perdita di primato della scuola pubblica, che non è perfetta, ma offre ancora oggi le garanzie migliori per un consenso culturale. Il resto sono decisioni politiche condivise, come per esempio che tutti i bambini debbano saper suonare il flauto dolce, o capire i principi elementari del calcolo, o imparare a leggere le carte geografiche secondo la proiezione di Mercatore, o imparare a scrivere usando frasi grammaticalmente corrette. Inoltre in linea di principio non ho obiezioni all'idea di predisporre i migliori strumenti di misurazione per valutare le prestazioni degli studenti nelle varie discipline quali le scienze, la matematica, la lettura, l’arte e la musica. Anzi, in linea di principio non sono contrario nemmeno a una valutazione del lavoro svolto dai docenti. Ma non certo con criteri quasi esclusivamente economicistici o con economicistiche finalità. I risultati dei test Pisa (Programme for International Student Assessment,) mi ricordano troppo da vicino i risultati emanati dalle agenzie di rating, per cui...

          • Fai uno sforzo per esaminare la questione dal punto di vista della libertà individuale. Perché lo Stato non obbliga i genitori a scegliere l'auto più adatta alla propria famiglia, ma li obbliga "coercitivamente" a finanziare l'informazione di Stato (RTSI) e la scuola di Stato?
            Perché alcune scelte sono permesse e altre no?
            Se io scelgo di non guardare la RTSI o di non mandare mio figlio alla scuola pubblica, non esercito forse un mio diritto di scelta?
            L'esistenza della scuola pubblica viene giustificata con la necessità di assicurare a tutti un'istruzione. Ma non sarebbe più coerente con la libertà individuale assicurare a tutti la possibilità di scegliere l'istruzione che preferiscono?

          • Non è che non apprezzi la libertà individuale. Ma su tale concetto si potrebbe discutere per ore. Le azioni e le scelte di una persona, a mio avviso, soggiacciono comunque a dei condizionamenti, a delle limitazioni. Sappiamo (per fare un esempio come quello dell’auto (!?), che tu proponi) che il supermercato è organizzato in modo tale da condizionare in parte (10, 20, 60%?) i nostri acquisti. Sappiamo pure che anche le scelte "importanti", soggiacciono a influssi pubblicitari, economici e culturali. Mai sentito parlare di status symbol? Per farla breve (molto breve) molte delle nostre scelte sono indotte (...ispirate) dal contesto. Quindi i nostri diritti di scelta, come tu li chiami, sono abbastanza labili. Passiamo alle cose più serie: la Scuola. Questa libertà individuale di scegliere "l'istruzione che si preferisce", come tu affermi, potrebbe, dico potrebbe (non ho la certezza ovviamente) scatenare -oltre a quanto anticipato- un'insana corsa alle particolarità. Particolarità di ceto, di censo, di religione, di appartenenza politica, di status, di fede calcistica e... di comodo, in una deleteria apoteosi di "particolarismi” controproducenti. Che lascerei tranquillamente ai... doposcuola. Che sono importanti. Non bisogna dimenticare che la Scuola (in aula) è un pilastro sul quale si basa la comunità, per promuovere anche gli aspetti di integrazione. Per concludere, desidererei dire a Candide, che ogni momento, discussione, congresso che ha lo scopo di aiutare la Scuola a migliorarsi gode (anche) del mio sostegno. Per quanto possa valere. :wink:

          • - Pensò a tutte le specie viventi che insegnavano ai giovani nati l'arte di sopravvivere, i gatti che insegnano ai gattini ad andare a caccia di topi, gli uccelli che si sforzano di insegnare ai loro piccoli a volare... ma l'uomo, che ha la mente come unico mezzo per sopravvivere, non solo fallisce nell'insegnare al bambino a pensare, ma dedica l'educazione del bambino allo scopo di distruggerne il cervello e di convincerlo che il pensiero è inutile e maligno, ancor prima che abbia incominciato a pensare.
            Dalle prime parole alle ultime che un bambino sente, è come una serie di colpi per immobilizzare il motore, per soffocare l'energia della sua coscienza. "Non discutere, obbedisci!", "Non tentare di capire, credi!", "Non ribellarti, esegui!", " Non lottare, cerca un compromesso!", " Il cuore è più importante della mente!", "Chi sei tu per sapere? I tuoi genitori ne sanno più di te!", "Chi sei tu per sapere? La società ne sa più di te", "Chi sei tu per sapere, I burocrati ne sanno più di te", "Chi sei tu per reagire? Tutti i valori sono relativi!" "Chi sei tu per pretendere di sfuggire al proiettile di un delinquente? È solo un pregiudizio personale!". Gli uomini rabbrividirebbero, pensò Rearden, se vedessero un uccello strappare le penne all'uccellino appena nato, per poi spingerlo fuori dal nido... eppure era questo che facevano ai loro bambini -
            Ayn Rand da “La rivolta di Atlante”, volume III Atlantide

            Cito questo pezzo di Ayn Rand perché mi sembri molto incline alla libertà condizionata da "saggi regolamentatori".

            La particolarità che deriva da una libera scelta non deve far paura se essa è rispettosa della particolarità altrui e ripudia ogni forma di violenza.

            Basterebbe questo reciproco rispetto tra particolarità per promuovere un'integrazione vera tra individui reciprocamente tolleranti.

            Invece l'integrazione laica che toglie il crocefisso dalle aule scolastiche in nome di una millantata neutralità della scuola è violenza allo stato puro contro chi è costretto a finanziare con i propri soldi un tipo di integrazione, che fa oggettivamente violenza alla propria particolarità.

            Insomma il tuo concetto di scuola dovrebbe a mio avviso essere completamente rovesciato: ognuno frequenta la scuola più idonea alla propria particolarità e poi nel dopo-scuola ci si confronta serenamente sulle proprie particolarità.

            Dai regolamentatori saggi e onniscienti che condizionano la libertà altrui con il pretesto che l'individuo lasciato troppo libero può essere condizionato ce ne scampi Iddio!

          • AYN RAND, I LOVE!

            La rivolta.....stupenda trilogia. :mrgreen: :mrgreen:

            Ed ecco a voi un stupendo link per la serie TICTAC e teatro dei falliti (made minou): :mrgreen: :mrgreen:

            "http://www.snb.ch/ext/stats/statmon/pdf/deen/B1_Notenbankgeldmenge.pdf"

            Forza Ambrì

          • "Cito questo pezzo di Ayn Rand perché mi sembri molto incline alla libertà condizionata da “saggi regolamentatori”."

            Ho letto "La fonte meravigliosa" della Rand. Da molti considerato un capolavoro. Un testo di formazione. Andrebbe letto. Ma resto dell'idea che "sagge regolamentazioni" condivise laicamente, siano la scelta migliore. :wink:

          • ... è la scelta migliore, indubbiamente la migliore per giustificare i "saggi regolamentatori" :wink:

          • Parli di confronto sereno tra le differenti opinioni. Ma poi ogni tuo post è una sentenza conclusiva e assiomatica addosso chi non la pensa come te. Sei indignato perché l'economia mondiale non tiene conto della Scuola di Vienna. Sei indignato perché l'Europa non si sia attuata secondo i crismi della dottrina Von Mises/Von Hayek. Sei indignato perché la Scuola è pubblica statale e laica. Sei indignato perché non si vogliono simboli religiosi in luoghi pubblici. Ma insomma Dicolamia, piantala. La tenda in piazza, intendevo dire...

          • Dico ha già piazzato la tenda QUI. E va benissimo così.
            Lui ha il suo sogno, lo segue in modo chiaro e pulito.
            Niente guerre ma semplici partite a PING-PONG con voi.
            Senza vinti ne vincitori.
            E noi ignoranti vi seguiamo e impariamo.
            GRAZIE.

          • Lascia stare l'indignazione, che non sempre è sorretta da proposte alternative a ciò per cui ci si indigna. Io rivendico invece una cosa molta semplice: il diritto di scegliere. Un individuo al quale viene preclusa la libertà di scegliere, se tale scelta non offende la libertà altrui, non è un individuo libero. Rimanendo al tema della scuola la mia proposta (che non è un assioma) è questa: fermo restando il diritto di tutti ad essere istruiti facciamo in modo che ciascuno si faccia istruire da chi preferisce. Se questa riforma scolastica fosse approvata ognuno sarebbe libero di seguire i corsi di un professore di scuola austriaca o di un keynesiano in stile Baranzini, oppure di preferire la scuola laica a quella dove il crocefisso rimane saldamente appeso alle pareti delle aule scolastiche. Il che non escluderebbe poi il confronto, fuori dalla propria particolarità, tra particolarità diverse (incontri, conferenze, dibattiti ecc.). Quello che non va è la situazione attuale: un cittadino deve prima contribuire a pagare con le proprie tasse la scuola pubblica e poi, se non si riconosce nel tipo di insegnamento che essa elargisce, deve pagarsela di nuovo un'altra.

          • "Bisogna essere dei cialtroni monetari come Bernanke e la Banca di Inghilterra per guadagnarsi la fiducia dei drogati cronici della finanza internazionale."
            Postata ieri alle 21.48. Firmata Dicolamia.

            Si può dire tutto quello che volete a proposito di buone intenzioni e gentili partite a ping pong (Seguimi) o altri sport politicamente corretti. Personalmente elencherei altre attività sportive da associare a simili sparate. Inutile dire che sono in rapporto dicotomico con un discorso articolato, costruttivo e propositivo. Di confronto sereno al di fuori delle aule scolastiche... In codesta frasetta ci sono quintali presunzione.

            Dicolamia, avrai già sentito parlare di scelte democratiche prese dalla maggioranza in un gruppo di popolazione. Ebbene la nostra comunità cantonale ha scelto(!) di avere una Scuola pubblica e statale. La pagano tutti quelli che pagano le tasse, anche quelli che non la condividono, anche quelli che non ne hanno mai fatto uso. Per esempio cittadini stranieri che hanno studiato altrove e senza figli. Tu/Voi avete la possibilità democratica di raccogliere il dissenso, le firme e quant'altro e imporre una votazione abrogativa. Anch'io pago diverse cose che non vorrei sostenere, pago per esempio, anche per i furbi che non pagano le tasse o troppo poco rispetto al dovuto. E' la democrazia, Dico!

          • Avrei preferito che tu entrassi nel merito della questione da me sollevata piuttosto che ricordarmi le regole della democrazia. Se questa doveva essere la conclusione del nostro batti e ribatti temo di aver perso il mio tempo.

            Per quanto riguarda invece la prima parte del tuo post ti chiedo:

            Perché è da presuntuosi definire "cialtrone monetario" uno che ha stampato di nascosto in due o tre giorni l'equivalente di tre volte il debito italiano accumulato in quasi mezzo secolo?
            La sua cialtroneria è poi aggravata dal fatto che:
            a) ha cercato in ogni modo di tenere nascosto la cosa all'opinione pubblica americana
            b) sapendo quello che aveva fatto si è permesso di tendere una mano cpmmiserevole a quei poverini del vecchio continente, restii (onore alla Germania) a comportarsi in modo cialtronesco come lui
            Lo stesso dicasi per la Banca d'Inghilterra, che ha stampato e sta sta stampando di brutto per salvare le proprie banche e il proprio Stato dalla bancarotta.

          • Allora. Se perdi del tempo... lascia perdere. E' sempre una buona regola. Se conosci anche le regole della democrazia il tuo continuo reclamare o sanzionare, proposte che democraticamente sono/non sono state rese operative, quello sì che diventa una perdita di tempo. E te l'ho ricordato. Il fatto è, che tu credi di essere così abile dialetticamente che continui a giocare con la "nebbia" delle parole. Per cui mi astengo dal rispondere un'altra volta sul "cialtrone monetario". Ovviamente. Con tutto il rispetto poi, non confondiamo i gradi di scolarizzazione. Uno che vuol seguire facoltà universitarie che sostengono e insegnano tesi liberiste, lo può fare. E riceve anche i sussidi. Noi, qui, stiamo parlando di scuola pubblica obbligatoria. Una struttura educativa condivisa democraticamente. Una conquista sociale. Ma suppongo che il tuo problema sia quello di lasciare appeso alle pareti un simbolo religioso, e la cosa diventa sospetta. Spesso con amici credenti oppure agnostici e perfino atei, si discute della questione. Ti dirò che quelli che sono profondamente credenti non mi hanno mai rivelato di sentire la mancanza di simboli religiosi nei luoghi pubblici. Per contro, sono convinto che questo argomento stia diventando una vicenda di evidente matrice politica. Molti, più autorevoli di openside, ci hanno già spiegato che queste faccende possono diventare, oltre che una rivendicazione preoccupante e oltranzista, vicende che innescano contese passionali e causano aspre contrapposizioni. Un conflitto, in definitiva. Di retroguardia. In questo caso condivido le scelte del Tribunale federale, della Corte europea e dei Francesi. Sono pure d’accordo con chi sostiene che la dimensione religiosa debba essere un fatto soggettivo e quindi privato. Senza bisogno di dire che proprio chi pratica una religione è paladino di tolleranza. Non replicherò.

          • La democrazia, specie quando consente ad una maggioranza di ledere la libertà altrui, non è il massimo dei sistemi, ma un merito indubbiamente ce l'ha: con tenacia, costanza e caparbietà si può operare per porre rimedio in un'altra occasione all'ingiustizia subita. È dunque incontestabile che finché una legge gode del consenso della maggioranza del popolo essa sia operativa. Ma non c'è (per fortuna) nessuna legge che obblighi a un periodo lungo o corto di quarantena intellettuale per propagandare idee contrarie alla legge in vigore.

            Il tuo discorso sul luogo "pubblico" è perfettamente coerente: se la maggioranza di ticinesi non desidera scegliersi la scuola secondo le sue "particolarità", ma accetta l'attuale scuola "pubblica", nessuno (e nemmeno io) deve pretendere di avere Gesù Cristo piuttosto che Marx o Maometto appesi alle pareti delle aule scolastiche.

            Ma è proprio per superare questa omologazione che io sponsorizzo una scuola finanziata sì con denaro pubblico, ma che lasci agli utenti la possibilità di decidere in piena libertà se vuole frequentare una scuola cristiana, laica o musulmana, una scuola keynesiana o una scuola "austriaca", o altro ancora, e questo a qualunque livello scolastico.

            Non credo infatti all'integrazione fondata sulla cancellazione delle proprie "particolarità", ma all'integrazione fondata sulla tolleranza tra particolarità diverse.

            Per aver espresso questa idea, in modo del tutto civile, tu mi hai ingiunto di tacere o di trasferirmi in una tenda perché la democrazia ha deciso altrimenti.

            Ribadisco: non credo di aver impiegato bene il mio tempo e, seguendo il tuo consiglio, ... lascio perdere.

          • Apprezzo la tua postilla dedicata a me, ma sopratutto la finalità di quanto dici.
            E quel sostegno tuo, sta tranquillo, vale esattamente quanto il mio e anche quanto quello del Guidani, nonostante lui sia riuscito a descrivere così bene le sue sensazioni.

            L'Importante è non ignorare un argomento importante ed impegnativo come questo.

            :)

    • Puoi sempre votare socialista.
      È un tuo DIRITTO DEMOCRATICO. Non te lo toglie nessuno.

  • Sono davvero dispiaciuto di non aver potuto partecipare a questo evento a cui tenevo tanto. Personalmente ritengo che non c'è ragione per la quale lo Stato debba occuparsi dell'istruzione: ognuno deve potere essere libero di fare istruire i propri figli da chi più gli aggrada.
    Sì lo so, c'è in agguato la solita domandina socialista: "E chi non può permetterselo".
    Risposta: gli diamo un bonus perché anche lui possa fare istruire i propri figli da chi più gli aggrada.
    La figura dell'insegnante pubblico sarebbe cancellata; ogni insegnante si metterebbe sul mercato come qualunque altro professionista non statale.
    Scandaloso? Di scandaloso ci sono solo la scuola pubblica e l'educazione di Stato unificata e imposta dalla casta parassita.

  • Sono davvero dispiaciuto di non aver potuto partecipare a questo evento a cui tenevo tanto. Personalmente ritengo che non c'è ragione per la quale lo Stato debba occuparsi dell'istruzione: ognuno deve potere essere libero di fare istruire i propri figli da chi più gli aggrada.
    Sì lo so, c'è in agguato la solita domandina socialista: "E chi non può permetterselo".
    Risposta: gli diamo un bonus perché anche lui possa fare istruire i propri figli da chi più gli aggrada.
    La figura dell'insegnante pubblico sarebbe cancellata; ogni insegnante si metterebbe sul mercato come qualunque altro professionista non statale.
    Scandaloso? Di scandaloso ci sono solo la scuola pubblica e l'educazione di Stato unificata e imposta dalla casta parassita.

  • Opinione su CdT di Mauro Guindani (docente e regista), che tributa un OTTIMO alla giornata di dibattito, in modo sincero e confessando perfino le sue reticenze iniziali.

    Commento positivo che non può che far piacere agli organizzatori.

    A proposito, il Dipartimento sarà stato invitato?

  • Opinione su CdT di Mauro Guindani (docente e regista), che tributa un OTTIMO alla giornata di dibattito, in modo sincero e confessando perfino le sue reticenze iniziali.

    Commento positivo che non può che far piacere agli organizzatori.

    A proposito, il Dipartimento sarà stato invitato?

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