La Lega araba e la Turchia hanno scartato qualsiasi idea di intervento straniero in Siria e si sono pronunciate a favore di misure di protezione dei civili. L’opzione militare rimane conretamente d’attualità.

Il regime siriano è lontano dal cadere ma si trova sicuramente ad una svolta. L’attacco sferrato ieri dall’ASL, l’Armata siriana libera, contro un centro dei servizi segreti a Harista, vicino a Damasco, non è il primo di questo genere.
L’ASL è composta da circa 15’000 militari dissidenti ma se ne parla poco. E’ protetta dall’esercito turco, guidata da un Consiglio militare ed ha la sua base in Turchia, al confine con la Siria. Nelle ultime settimane ha intensificato le operazioni contro le forze del regime. Al contempo cerca di proteggere i civili e i manifestanti dai soprusi e dalle violenze.

L’obiettivo di questo esercito di opposizione è quello di far cadere il regime del presidente Bachar al Assad, di proteggere i beni pubblici e privati e di impedire l’anarchia, una volta caduto il presidente.
Oltre all’ASL, diversi oppositori siriani hanno chiesto un’opzione che ricorda lo scenario libico: una no fly zone, una zona di esclusione aerea e la creazione di una zona cuscinetto militarizzata all’interno del territorio siriano al confine con la Turchia.
L’ex-vice presidente siriano Abdelhalim Khadam si è pronunciato a favore di un intervento estero. Nello specifico non ha citato la Nato, ma l’allusione all’Alleanza atlantica è parso chiaro.

Dal canto suo il governo turco raddoppia i suoi sforzi diplomatici all’interno della Lega araba, in quanto intende pesare decisamente e ufficialmente su quel che accadrà in Siria, attento a non farsi sorpassare da Doha e Ryad, che sembrano ugualmente interessate ad un ruolo di mediazione nella vicenda siriana.

Nel frattempo è giunto un Sì condizionato del presidente al Assad alla richiesta della Lega araba di inviare 500 osservatori nel paese per monitorare la situazione. Il regime di Damasco avrebbe chiesto che gli osservatori siano civili, nessun militare né attivisti per i diritti umani.
La pressione diplomatica sul presidente siriano si fa intensa. La Turchia ha evocato scenari da guerra civile e la Francia ha chiesto dure sanzioni, dichiarandosi pronta a collaborare con l’opposizione.”
Come era accaduto in libia, il governo di Nicolas Sarkozy potrebbe rivelarsi decisivo per l’invio in Siria di truppe armate occidentali.