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Contro ogni previsione, giovedì pomeriggio il nuovo presidente della Banca centrale europea, l’italiano Mario Draghi, ha ridotto il principale tasso direttore di 25 punti base, dall’1.5% all’1.25%.

Questo tasso, detto anche “di rifinanziamento” è il tasso d’interesse che viene applicato alle banche che prendono in prestito liquidità dalla Banca centrale europea.
In seguito viene riportato da queste stesse banche sugli interessi dei credito accordati ai clienti. Attraverso una reazione a catena, questo tasso è dunque uno strumento monetario che permette alla Bce di controllare la crescita e l’evoluzione dei prezzi nella Zona euro.

Quando le banche non trovano sufficiente finanziamento sul mercato interbancario possono chiedere un prestito alla Bce. Le banche li rimborsano pagando interessi il cui ammontare varia in funzione del famoso “tasso di rifinanziamento”. Se la Banca centrale europea abbassa il suo tasso direttore, per le banche il costo del prestito diventa minore. Di conseguenza, questo costo sarà minore anche per i clienti di questi istituti.
In caso di tassi bassi, in teoria le persone chiedono prestiti con maggiore frequenza e fanno investimenti, il che favorisce la crescita. L’inconveniente di questa strategia è che un forte rialzo della crescita genera il rialzo dei prezzi, il che – a termine – può diventare una minaccia per la domanda ed essere contro-producente.

Al contrario, aumentando il tasso direttore la Bce impedisce alle banche di offrire condizioni di prestito vantaggiose e frena la domanda. La crescita economica ne soffre ma questo impedisce il rischio di inflazione.
Con la crisi economica del 2008 la priorità era il ritorno alla crescita e dunque la Bce ha abbassato i tassi sino all’1%, il più basso livello di sempre e questo per oltre due anni. Tornata la crescita, il rischio di inflazione l’ha obbligata ad aumentare il tasso dapprima all’1.25% e lo scorso luglio all’1.5%.

L’attuale tenore della crisi nella Zona euro ha stravolto nuovamente le carte in gioco. L’inflazione è alta, sul 3%, ma la Banca centrale europea giudica il rischio di soffocamento della crescita ben più grave di quello di un forte rialzo dei prezzi.
Per questo motivo il suo nuovo presidente, Mario Draghi, oggi ha deciso di abbassare il tasso all’1.25%.

(Fonte: Le Parisien.fr)