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Libia. La parabola di Gheddafi e le strane priorità del governo di transizione

A seconda delle circostanze, un dittatore di un paese ricco è sia una persona rispettabile sia un nemico da condannare. Solo il cinismo allo stato puro permette di capire i cambiamenti delle prospettive occidentali. Muammar Gheddafi come Saddam Hussein è passato dallo status di ricco partner commerciale dell’Occidente a nemico terrorista e oscurantista.

Nel 1969 Gheddafi è il nazionalista arabo che spodesta il vecchio re Idris, nazionalizza il paese, espelle gli italiani, gli americani e gli inglesi. L’aumento dei prezzi del petrolio qualche anno dopo ne farà un partner commerciale ambito.
La Francia dà il buon esempio vendendo a Tripoli 82 aerei da caccia. La prima operazione commerciale di una lunga serie. Gheddafi si fa un nome sponsorizzando movimenti rivoluzionari ovunque nel mondo: IRA, Palestina, FNLC. Sostiene pubblicamente Nelson Mandela e l’ANC quando i paesi occidentali evitavano qualsiasi presa di posizione sulla sorte del leader sudafricano.
Nel 1973 un aereo di linea libico viene abbattuto dai caccia israeliani nel deserto del Sinai : oltre cento i morti. Nessuno viene incolpato, nessuno cerca i responsabili e una settimana dopo l’incidente il premier israeliano è ricevuto a Washington con tutti gli onori. Gheddafi risponde allo sgarbo con azioni terroristiche sparse in diversi paesi europei. Nel 1986 il suo quartiere generale di Tripoli è bombardato da aerei americani: 37 i morti. Lui, che era l’obiettivo principale, si salva.

Visto il clima teso, la Francia di François Mitterrand proibisce agli aerei statunitensi di entrare nel suo spazio aereo. Una prudenza che non contagia il governo di Londra e il 21 dicembre 1988 un aereo della compagnia statunitenese Pan Am esplode sopra il villaggio di Lockerbie, in Scozia. Muoiono 270 persone. Il 19 settembre 1989 il volo Brazzaville-Parigi esplode mentre si trova sul deserto del Teneré, in Niger. 170 persone perdono la vita. In entrambi i casi il mandante è il colonnello Gheddafi.

Poi la situazione cambia, sono gli anni ‘90 e Gheddafi si erge a diga di protezione contro l’avanzata islamista, in particolare contro al Qaeda. Nell’ultimo decennio l’economia libica si apre alle società statunitensi ed europee e tra il 2007 e il 2008 Gheddafi diventa una presenza assidua in Francia, Italia e Spagna. Materiale bellico passa dagli arsenali europei a quelli libici in cambio di cospicue somme in dollari.
Infine arriva l’ondata della cosiddetta Primavera araba e dopo il tunisino Ben Ali e l’egiziano Moubarak anche il libico Muammar Gheddafi viene spazzato via, benché in maniera ben più tragica e definitiva.

L’Occidente festeggia la morte del colonnello e si prepara a invadere la ricca Libia con contratti commerciali, edilizi, petroliferi e industriali. La popolazione libica festeggia la morte del tiranno ballando nelle strade e sventolando bandiere multicolori. Sino a quando si sveglierà un mattino e si accorgerà che in fondo nulla è cambiato.
Il nuovo governo libico festeggia la scomparsa del dittatore e lo fa in un modo che lascia un poco perplessi. Infatti, la prima questione affrontata dal nuovo governo insediato a Tripoli, il nuovo governo di un paese distrutto da sette mesi di guerra, è stato il ripristino della Sharia, la legge islamica e del diritto alla poligamia.

(Ticinolive.ch/Atlantico.fr)

Redazione

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