Pacta sunt servanda: la parola data dev’essere sempre mantenuta, asserivano i latini.

Nel rispetto di questo giusto principio e a garanzia della fiducia che le elettrici e gli elettori svizzeri vorranno attribuirci, tutti i candidati dell’UDC alle elezioni nazionali hanno sottoscritto, sabato 27 agosto 2011 a Zurigo, un impegno chiaro e determinato con il popolo.
Chi dunque sosterrà questi candidati potrà senza ombra di dubbio contare sul fatto che essi si adoperino, senza se e senza ma, a combattere l’adesione del nostro Paese all’Unione europea, ad arrestare l’immigrazione di massa in atto e a espellere i criminali stranieri.

Esattamente come quattro anni orsono, il partito di maggioranza relativa della Svizzera non ha dunque esitato a manifestare i propri futuri intenti e, in particolare, i tre principi cardine della propria azione politica durante la legislatura 2011-2015.
Una legislatura, la prossima, certamente molto delicata in quanto le pressioni europee non mancano, anche a causa della disastrosa condizione in cui versano alcuni suoi membri, e non mancheranno viepiù di farsi sentire.
Il 23 ottobre il popolo svizzero ha comunque l’opportunità di scegliere, preferendo un partito o un candidato piuttosto di un altro, quale tipo di risposta dare a questi importanti temi di fondo di politica estera e interna, temi che, non vi è da dubitarne, caratterizzeranno la prossima agenda politica federale.
D’altro canto, sotto questo punto di vista, l’UDC non ha mai deluso il proprio elettorato. Essa si è infatti sempre battuta coerentemente per i propri ideali, raccogliendo, in alcuni casi, anche centinaia di migliaia di firme per le iniziative che le stavano a cuore, e non ha mai dovuto o voluto barattare le proprie posizioni politiche per acquisire effimeri successi elettorali.
Basti pensare, ad esempio, come di questi tempi nei partiti storici ticinesi si siano improvvisamente rarefatti i sostenitori dell’Unione europea e chi andava dicendo, personalità politiche di primo piano, che i nostri figli avrebbero avuto grandi opportunità di lavoro all’estero, non sfoggiano più l’entusiasmo e la convinzione di qualche anno fa. Alcuni anzi, i più temerari invero, cercano ora tanto furbescamente quanto maldestramente di sdoganarsi, rinnegando tutto quello che in passato sostenevano e nascondendo ben bene, per di più, il fatto che i propri partiti e rappresentanti nazionali abbiano rifiutato, non più tardi del mese di giugno, la proposta UDC di ritirare la domanda di adesione all’Unione pendente, a nostro avviso, da troppi anni a Bruxelles.

A proposito di posizioni chiare e decise mi auguro che anche il nostro Cantone sappia finalmente scegliere politici determinati e in sintonia con le posizioni espresse durante votazioni concernenti importanti oggetti federali quali la libera circolazione delle persone e i trattati di Schengen e Dublino.
Politici che sappiano portare a Berna le esigenze dei ticinesi e che si occupino con ben altro vigore e nerbo degli interessi del nostro Cantone che, almeno secondo il deputato Plr zurighese Filippo Leutenegger in una sua recente intervista, potrebbero essere molto meglio tutelati e promossi.
E la voce di un consigliere nazionale ticinese dell’UDC, in questo contesto di sensibilizzazione e ricerca di consenso a favore del nostro Cantone, risulterebbe certamente molto significativa in quanto in grado di raggiungere la frazione più numerosa della Svizzera, una frazione che conta circa un terzo del parlamento.
Ottobre rappresenterà dunque in buona sostanza uno spartiacque sia per l’UDC ticinese che, in generale, per gli interessi del nostro Cantone.

Marco Chiesa, candidato UDC al Consiglio nazionale