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Il processo a Hosni Moubarak prosegue a porte chiuse

Oggi al Cairo si è svolta la seconda udienza del processo all’ex presidente egiziano, l’83enne Hosni Moubarak, ai suoi due figli Alaa e Gamal e a diversi esponenti del regime.
Moubarak è giunto in tribunale sdraiato su una barella, mentre all’esterno dell’edificio (la scuola di polizia alla periferia del Cairo) le immagini di quanto accadeva in aula scorrevano su uno schermo gigante.
Disordini tra le centinaia di persone assembrate all’esterno e le schiere di poliziotti dispiegati per garantire la sicurezza.
Poco dopo l’inizio del dibattimento, il presidente del tribunale penale del Cairo ha deciso di aggiornare il processo al 5 settembre. Le udienze non saranno più pubbliche.

Il magistrato Ahmed Refaat ha anche dichiarato che Moubarak sarà giudicato insieme all’ex ministro dell’Interno Habib el-Adli. Malgrado la delusione per il nuovo rinvio e per il proseguimento del dibattimento a porte chiuse, le famiglie delle vittime si sono dette soddisfatte. Hanno infatti sempre chiesto che Moubarak e el-Adli venissero processati insieme e per gli stessi reati.

Stando all’atto di accusa, Moubarak si era reso responsabile insieme a el-Adli dell’uccisione premeditata di manifestanti pacifici. L’ex presidente è accusato di aver autorizzato l’ex ministro di permettere a militari e poliziotti di sparare sui manifestanti.
Nei 18 giorni delle proteste i morti sono stati quasi mille. Per queste accuse i due imputati rischiano la pena di morte.
Moubarak e i due figli sono anche accusati di aver ricevuto ville di lusso del valore di circa sette milioni di dollari da parte dell’imprenditore Hussein Salem, in cambio di accordi per vantaggi in campo edilizio ed immobiliare.

I due figli, Gamal, 47 anni e considerato il suo successore e Alaa, 49 anni e ricco uomo d’affari sono rimasti sempre accanto al padre nella gabbia del tribunale.
Chiusi in carcere al Cairo dalla metà di aprile sono sospettati di corruzione e furto di fondi pubblici. Come il padre, anche loro si sono dichiarati non colpevoli.

Redazione

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