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Domenico Zucchetti: urge tassare gli acquisti speculativi di divise

Per fermare l’apprezzamento del franco, Domenico Zucchetti, candidato luganese al Consiglio degli Stati (e al Consiglio federale) per la lista Vicinanza.ch sollecita il governo svizzero a predisporre subito una tassa sugli acquisti speculativi di divise.

La Banca Nazionale Svizzera ha cercato di fermare l’apprezzamento del franco svizzero con ingenti acquisti di euro e dollari. Questa strategia non ha sortito i risultati desiderati e ha causato decine di miliardi di perdite alla BNS. Ora si tenta di stabilizzare i cambi con un rilevante aumento di liquidità e la diminuzione dei tassi d’interesse.
Misure necessarie, ma con costi non indifferenti, che causeranno un aumento dell’inflazione nel medio e lungo termine e quindi una destabilizzazione dell’economia svizzera.

Non è detto che questo intervento avrà successo, perché la pressione sul franco non è legata a fattori svizzeri, ma alla situazione internazionale e alla pressione sulle altre monete.
L’aumento del franco svizzero è certamente dovuto al fatto che viene considerato un bene rifugio. Parte dell’apprezzamento è però anche dovuto a movimenti speculativi sul mercato dei cambi. La speculazione sta puntando alla caduta dell’Euro e del dollaro USA, approfittando della debolezza dell’economia, dei bilanci statali e della politica.

Il franco svizzero serve da appoggio per la speculazione. Molte nazioni già in gravi difficoltà e fortemente indebitate si trovano a dovere pagare interessi sempre più alti. Le conseguenze sono l’aumento ulteriore del deficit, più pressione fiscale sulle famiglie e le ditte e una riduzione degli aiuti sociali per le persone senza reddito.
Il tutto porterà a una contrazione ulteriore dell’economia. I movimenti speculativi sui mercati finanziari causano quindi una destabilizzazione finanziaria, economica e sociale.
Le conseguenze di questa destabilizzazione si percepiscono anche in Svizzera e l’occupazione è a rischio. Anche il settore finanziario e bancario, soffre di questa situazione altamente destabilizzata. La speculazione finanziaria appare sempre più come un cancro, che si sta espandendo nutrendosi dell’organismo, che diventa sempre più debole e che si avvia al collasso.

Zucchetti invita il Consiglio federale a mettere a punto al più presto una tassa sulle transazioni speculative sulle divise. Una “Tobin tax” che dovrebbe colpire però non tutte le transazioni finanziarie, ma i movimenti speculativi della finanza.
Le finalità e i meccanismi della tassa sono stati spiegati in un documento intitolato Financial Market Stability Tax, pubblicato nell’ottobre 2010 e disponibile sul sito internet www.vicinanza.ch.
L’effetto deterrente sui movimenti speculativi è assicurato. Infatti la speculazione agisce solo se vede delle possibilità di guadagno. Se la tassa, è ben dosata e calibrata, le prospettive di utile diminuiscono e calano i movimenti speculativi.

Zucchetti suggerisce l’introduzione di una tassa sugli acquisti in divisa a termine per importi oltre i cinque milioni di franchi al giorno per controparte. La tassa dovrebbe essere progressiva. Transazioni per importi più ingenti dovrebbero essere tassati in misura maggiore. La tassa deve essere limitata al settore finanziario. Sul modello dell’imposta preventiva, le industrie e chi acquista divise per motivi strettamente commerciali (p.es. vendite o acquisto di merci) dovrebbero poter chiedere il rimborso di quanto pagato.
La limitazione della tassa a importi ingenti limiterà le complicazioni burocratiche a un segmento ristretto del mercato delle divise. Le normali transazioni non subiranno alcun effetto negativo.

È’ indispensabile che il Consiglio federale proceda in questa direzione immediatamente, anche con gli strumenti della legislazione d’urgenza. Non è detto infatti che le misure della BNS avranno successo. È perciò necessario predisporre strumenti alternativi. L’annuncio di una tassa sarebbe un segnale psicologico importante, che andrebbe a sostenere gli sforzi della BNS.
L’esempio della Svizzera potrebbe essere seguito da altre nazioni e altri mercati, come quello dei beni agricoli e delle materie prime.
Il provento della tassa compenserebbe la diminuzione delle imposte per le imprese che sono in difficoltà con l’esportazione. Una parte potrebbe inoltre essere destinata a misure di sostegno delle piccole e medie imprese che subiscono le conseguenze negative dell’apprezzamento del franco svizzero.

Redazione

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