L’assemblea dell’UDC ha deciso il prossimo lancio di un’iniziativa popolare per limitare l’afflusso in Svizzera di lavoratori stranieri.
Il presidente del partito Toni Brunner punta il dito contro Schengen e contro l’accordo di libera circolazione stipulato con l’Unione europea. Fattori che hanno fatto salire in maniera esponenziale la percentuale di lavoratori stranieri nel nostro paese.
Con tutti i disagi che ne conseguono: aumento del traffico, aumento della richiesta di alloggi e dunque del costo degli affitti, diminuzione dell’offerta lavorativa per i residenti. In pratica la Svizzera non ha più il controllo della politica di immigrazione, come ha sostenuto il consigliere federale Ueli Maurer.
Il testo dell’iniziativa punterà a reintrodurre annualmente contingenti per tutte le categorie di stranieri, con attenzione alla priorità verso i lavoratori già residenti in Svizzera. Inoltre, chi intende stabilirsi nel nostro paese dovrà già avere un lavoro e dovrà essere in grado di mantenersi e di integrararsi a livello sociale ed economico.
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Il fenomeno è d'attualità, ma si potrebbe anche dire che fa parte della storia della Confederazione. Personalmente imposterei la campagna in difesa dei lavoratori svizzeri, dei residenti. La campagna andrebbe fatta contro coloro che licenziano i domiciliati per assumere frontalieri o stranieri senza domicilio. Bisogna pur dire che l'interesse ad insediare attività in Ticino, per esempio è dato in modo particolare all'assunzione di manodopera a costi contenuti.
Si riveda piuttosto la legge che permette il sub-appalto "congelandola" per almeno i prossimi cinque-dieci anni.
Il Ticino è stato spogliato del potere decisionale, concentrato nella Svizzera interna. Fa rabbia, ma è così, vedere che da oltr'Alpe arriva di tutto e di più (dalla carta per le fotocopie ai mobili). Ovvio che in mancanza dell'ordinazione Istituzionale l'artigianato locale si faccia in quattro per sbarcare il lunario. Se nel privato ci può stare, con gli appalti pubblici ciò non è tollerabile.
Il fenomeno è d'attualità, ma si potrebbe anche dire che fa parte della storia della Confederazione. Personalmente imposterei la campagna in difesa dei lavoratori svizzeri, dei residenti. La campagna andrebbe fatta contro coloro che licenziano i domiciliati per assumere frontalieri o stranieri senza domicilio. Bisogna pur dire che l'interesse ad insediare attività in Ticino, per esempio è dato in modo particolare all'assunzione di manodopera a costi contenuti.
Si riveda piuttosto la legge che permette il sub-appalto "congelandola" per almeno i prossimi cinque-dieci anni.
Il Ticino è stato spogliato del potere decisionale, concentrato nella Svizzera interna. Fa rabbia, ma è così, vedere che da oltr'Alpe arriva di tutto e di più (dalla carta per le fotocopie ai mobili). Ovvio che in mancanza dell'ordinazione Istituzionale l'artigianato locale si faccia in quattro per sbarcare il lunario. Se nel privato ci può stare, con gli appalti pubblici ciò non è tollerabile.