I deputati del PLRT invitano con una mozione il Consiglio di Stato ticinese a chiedere al Consiglio federale di imporre al governo italiano la ripresa delle trattative per gli accordi di doppia imposizione.
I deputati esigono che in queste trattative sia coinvolto attivamente anche il Ticino e che “qualsiasi accordo dovesse in futuro venir negoziato rispetti i principi della reciprocità, salvaguardi il segreto bancario ed elimini gli ostacoli per le aziende svizzere posti in essere dal governo italiano.”
I granconsiglieri liberali radicali chiedono anche l’apertura di un conto deposito vincolato sul quale versare i ristorni delle imposte alla fonte 2010 dei frontalieri. Il versamento all’Italia di queste imposte verrebbe sbloccato solo al momento delle trattative con l’Italia.
Una linea dura che si rende necessaria in quanto – come si legge nella mozione – “i ripetuti attacchi del ministro italiano dell’Economia, Giulio Tremonti, hanno offeso il Ticino e la sua piazza finanziaria e danneggiato la sua economia, in particolare a causa del ricorso a intimidazioni, a ingiustificate “black list” e a ripetuti interventi verbali volti a denigrare le nostre aziende e i cittadini ticinesi.”
Una linea dura, quella dei deputati ticinesi del PLR, che non incontra i favori di Eveline Widmer-Schlumpf, la Consigliera federale responsabile delle Finanze che ieri era in Ticino per presenziare all’assemblea dell’Associazione bancaria ticinese.
Widmer Schlumpf ritiene infatti che sia il dialogo la scelta migliore, non il ricorso a “misure ricattatorie”. Un dialogo che con l’Italia è possibile, essendoci ancora – a suo dire – un certo margine di manovra.
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