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Alfonso Tuor: fuori dalla Zona euro i paesi più forti.

Si buttano centinaia di miliardi dalla finestra senza voler prendere atto che è insostenibile l’enorme quantità di debiti su cui è seduto il sistema finanziario internazionale …
Sul Corriere del Ticino di venerdì scorso, un’interessante intervista ad Alfonso Tuor.

Riguardo al peso del debito della Grecia sull’euro, Tuor ha definito “un dispendioso cerotto” il nuovo pacchetto di salvataggio della Grecia che verrà discusso oggi dai ministri delle finanze e dell’economia della Zona euro. Un nuovo piano di salvataggio che servirà unicamente a guadagnare tempo prima dell’inevitabile, in quanto è impossibile che il governo di Atene riesca ad onorare il suo debito.
Una situazione che già appariva chiara quando l’anno scorso l’Unione europea ed il Fondo monetario internazionale avevano stanziato 110 miliardi di euro di aiuti. Fondi insufficienti: oggi ne devono essere sborsati ancora una sessantina e ci si chiede perché, visto che la Grecia non si può salvare.

La risposta, come scrive Tuor, è che la ristrutturazione del debito greco (ossia decurtare il valore facciale delle obbligazioni statali in circolazione e/o la proroga delle loro scadenze) darebbe luogo ad una nuova crisi finanziaria, ben peggiore di quella provocata dal fallimento della banca americana Lehman Brothers nel 2008. La dichiarazione di insolvenza della Grecia farebbe impennare il costo per finanziarsi sul mercato, portando in una situazione critica sia i paesi più deboli come Irlanda, Portogallo e Spagna che altre nazioni come Italia, Belgio o Francia. Senza dimenticare gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, alle prese con debiti molto importanti.

“Dato che ogni debitore presuppone la presenza di un creditore – scrive Tuor – e dato che la maggior parte dei titoli statali europei sono detenuti dal sistema bancario, le banche risprofonderebbero in una crisi, dalla quale in realtà non sono mai uscite. Alcune, certamente quelle greche (ma molto probabilmente anche altre banche europee) dovrebbero essere nuovamente salvate per evitarne il fallimento e il conseguente effetto domino sull’intero sistema. I mercati finanziari internazionali tornerebbero a fibrillare e ci sarebbe bisogno di nuovi interventi pubblici effettuati da Stati, la cui credibilità è nel frattempo drasticamente diminuita. Per queste ragioni l’Eurogruppo supererà le resistenze di Germania e Finlandia, contrarie a nuovi aiuti alla Grecia, e varerà un piano che – lo ripetiamo – permetterà solo di guadagnare un po’ di tempo.”

Negli scorsi giorni erano girate voci secondo le quali si stava valutando l’uscita della Grecia dalla Zona euro.
“Questa scelta – si legge ancora nell’intervista – corrisponderebbe ad un vero e proprio suicidio. Infatti, il valore del debito pubblico, di quello delle imprese e delle famiglie, che è denominato in euro, schizzerebbe con la resurrezione di una dracma destinata a deprezzarsi fortemente nei confronti della moneta unica europea (…) Il sistema bancario greco salterebbe e il Governo non avrebbe (né sarebbe in grado di raccogliere) fondi per pagare pensioni, salari e spesa corrente. Quindi l’uscita dall’euro di Grecia (e anche di Irlanda e Portogallo) non è una via praticabile. “

Secondo Tuor, “l’opzione praticabile è l’uscita dei Paesi forti dall’euro. Questa opzione dipende da due fattori. In primo luogo, dalla reazione dell’opinione pubblica tra la quale sta crescendo l’opposizione a questi nuovi stanziamenti a fondo perduto (…) In secondo luogo, dallo stato di avanzamento dell’operazione di trasferire gran parte delle obbligazioni statali dei Paesi deboli europei, detenute attualmente dalle banche europee, alla Banca centrale. Quindi permettendo ai Paesi forti di uscire dall’euro senza mandare in crisi i propri sistemi bancari. “

Redazione

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  • Si ritorni alla prima Unione Europea, sospendere Schengen e creare un New-Euro. Chi dice che presa una decisione non si può ritornare sui propri passi? Un allocco o, nel caso specifico, un masochista.

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