I recenti eventi in Libia hanno permesso alla Francia di distinguersi in un ambito tanto caro al suo presidente, ossia un ruolo di dirigenza ben marcato.
Per il momento è una dirigenza a livello militare più che a livello diplomatico ma questo non scoraggia le ambizioni del presidente francese Sarkozy, intenzionato a fare del suo paese un’indiscussa potenza mondiale. Ambizioni che hanno portato l’Eliseo a passare rapidamente all’azione, convincendo la Gran Bretagna a dare avvio alle operazioni militari in Libia.
Oltre che per l’eccezionalità di quanto sta accadendo nel mondo arabo, Sarkozy può agire in questo modo per altri tre motivi. Primo, perché l’Unione europea preferisce non essere coinvolta e si limita ad intervenire a parole. Secondo, perché l’Unione africana preferisce concentrarsi su un ruolo di mediatrice. Terzo, per il basso profilo tenuto dagli Stati Uniti: per motivi di politica interna e di elezioni presidenziali Barack Obama ha rinunciato alla politica americana dell’interventismo ed è in questo contesto di “vuoto” che Sarkozy è entrato con propositi chiari. Pugno di ferro contro il regime libico e il via ai raid aerei congiunti con l’aviazione britannica.
Il presidente francese non è nuovo a queste manie di grandezza. Per fare un esempio, appena eletto alla carica di 23esimo presidente della Francia, nel 2007, Nicolas Paul Stéphane Sarközy de Nagy-Bocsa aveva lanciato il progetto dell’Unione del Mediterraneo. Oppure, quale presidente di turno dell’Unione europea, nel 2008 aveva deciso singolarmente iniziative nei confronti di Mosca e Tbilisi quando la Russia era intervenuta militarmente in Georgia. Qui aveva scavalcato la diplomazia turca, che si stava ugualmente occupando di mediare per la fine del conflitto. Uno sgarbo, quello francese, che non era piaciuto al premier turco Erdogan.
Cosciente delle possibilità della Turchia di assumere un notevole ruolo diplomatico se fosse entrata nell’Unione europea, Sarkozy è sempre stato in prima linea per respingere l’adesione di Ankara allo spazio comunitario. D’altronde, l’interesse che Sarkozy manifesta per l’Africa del Nord e il Medio Oriente e le iniziative che prende o incoraggia nell’ambito delle rivolte in queste regioni mettono la Francia in diretto conflitto con la Turchia, ugualmente impegnata in un’ardita politica di mediazione.
Nel contesto libico il governo di Ankara si considera ben più vicino alla questione che non la Francia e per questo si attiva diplomaticamente con Tripoli e con le capitali dei paesi del Golfo. Paese islamico, seppur laico, la Turchia ritiene di conoscere meglio il mondo arabo e le meccaniche che contraddistinguono i suoi leader.
Indispettito dai successi della mediazione turca e per essere stato estromesso dai recenti colloqui che a Doha hanno riunito rappresentanti dei paesi arabi e l’ex ministro libico Moussa Koussa, Sarkozy ribatte che la Francia è un paese mediterraneo e in Libia è dunque legittimata a giocare un ruolo strategico anche a livello diplomatico.
Una rivalità che crea tensioni tra i governi di Parigi ed Ankara. Entrambi hanno indubbie potenzialità, ma per il momento né l’uno né l’altro considerano l’opzione di unire le forze e collaborare per cercare la soluzione alla crisi libica.
(Fonte: Milliyet.com.tr/Redazione Ticinolive.ch)