I commenti apparsi oggi sui quotidiani ticinesi in relazione all’attribuzione dei dipartimenti.
La Regione Ticino: Il gran rifiuto di Borradori e Gobbi
Matteo Caratti scrive: Il voto di domenica ha consegnato alla Lega dei ticinesi la maggioranza relativa del governo strappandola al Plr. Maggioranza relativa che in un paese serio significa pure assunzione piena di responsabilità da parte di chi ha vinto le elezioni di fronte all’elettorato. In concreto Marco Borradori o Norman Gobbi avrebbero dovuto assumere le redini del Dipartimento finanze ed economia, il più importante in assoluto: la chiave di volta per dirigere il Cantone. Tanto più che il movimento di Giuliano Bignasca ha fatto proprio degli sgravi fiscali e del lavoro (meno frontalieri) i suoi cavalli di battaglia elettorali, dicendo a Tizio e Caio quello che avrebbero fatto per salvare il Ticino.
Ma così non è stato, anche se il presidente a vita lo desiderava tanto. Non è stato perché è più facile lasciare che dalle colonne del ‘Mattino’ si spari ogni domenica, piuttosto che rimboccarsi le maniche e tentare di applicare le inapplicabili soluzioni sventolate dalla Lega. Inoltre, per sapere cosa fare, soprattutto al timone del Dfe, bisogna avere le competenze. Bignasca, forse senza nemmeno accorgersi, ieri ha detto che era pronto a sostenere Gobbi con una squadra di specialisti, pur di fargli accettare il dipartimento di Laura Sadis. Un’uscita che non rafforza di certo la statura del suo neoministro!
L’unico e vero cambiamento – evviva la rotazione dei dipartimenti! – è il passaggio del Dss dal Ps al Ppd, che finalmente abbandona il Dipartimento (light) delle Istituzioni finito a Gobbi. La socialità in (certe) mani pipidine potrebbe generare parecchi appetiti da parte della società civile (pensiamo alle cliniche private). Sarà quindi importante vigilare, affinché quanto di buono è stato costruito in questi anni non venga sacrificato al privato sussidiato dallo Stato e assolutamente non controllato. Salva infine la scuola pubblica, che davvero non avremmo mai voluto vedere in mani leghiste visto lo squallore raggiunto dal ‘Mattino’ che non può essere l’esempio per i nostri ragazzi. Toccherà ora a Bertoli avviare alcune riforme per mantenere la scuola media e il settore professionale al passo coi tempi.
Giornale del Popolo: Tra desideri personali e logiche di partito
Gian Maria Pusterla scrive: Due sono le grosse novità scaturite dall’attribuzione dei dipartimenti: quello della sanità e della socialità passa in mano al PPD e quello dell’educazione, della cultura e dello sport al PS. Dalla costituzione dell’allora DOS questo dipartimento era sempre stato appannaggio di un consigliere di Stato socialista. È una svolta “epocale” e una sfida che Paolo Beltraminelli si appresta ad assumere. In campagna elettorale il PPD non ha fatto mistero di ambire proprio al DSS. L’esito delle elezioni – con la Lega dei ticinesi divenuta partito di maggioranza relativa a scapito del PLR e con il PPD che ha raccolto più voti del PS – ha reso possibile questa assegnazione. Il PPD ha diversi argomenti da far valere; primo fra tutti una impostazione di fondo che vuole fare emergere le potenzialità della cosiddetta società civile. Iniziative (anche e soprattutto nel campo sociale, della cura e dell’assistenza) che provengono dal basso, che premiano quanto le persone e le associazioni sanno proporre e realizzare. Il che non significa affatto che lo Stato non abbia compiti precisi da svolgere e garanzie sociali da assicurare, né che quanto potrà proporre il PPD sarà realizzabile dall’oggi al domani. È una bella sfida, come detto. È un’opportunità da cogliere.
Il passaggio del DECS sotto la responsabilità di Manuele Bertoli fa emergere l’alleanza tra un PLR sempre più “radicale” e il PS.
Perché il partito di Gianora, sapendo di dover per forza lasciare sul campo uno dei suoi due feudi, ha preferito attribuire, mantenendo obtorto collo la conduzione del Dipartimento finanze ed economia (DFE), il DECS proprio ai socialisti. Scongiurando il pericolo (perché tale viene percepito dall’area radicale) che la scuola passasse o in mano alla Lega o al PPD.
E sulla Lega che dire? Il fatto che i suoi ministri Marco Borradori e Normann Gobbi, nonostante la forte pressione del loro presidente Bignasca, non abbiamo voluto assumere la conduzione del DFE dimostra perlomeno un’autonomia e una libertà che ai più appariva improbabile. Certo: le responsabilità che gli elettori hanno assegnato in votazione alla Lega avrebbero potuto consigliare a uno dei due leghisti di assumere il DFE. Anche perché le battaglie condotte da Giuliano Bignasca sul fronte fiscale e sul sostegno all’economia sono ben note (prova ne sia l’iniziativa popolare per sgravi fiscali recentemente lanciata).
Corriere del Ticino: Una mezza rivoluzione a Palazzo
Giovanni Galli scrive: Al terremoto politico del 10 aprile è seguita una mezza rivoluzione. Se la permanenza di Borradori al Territorio e di Sadis alle Finanze si inserisce nel solco della continuità, il cambiamento di direzione politica nei settori della formazione e della socialità può essere considerato, senza minimamente cadere nella retorica, di grossa portata storica e simbolica. Il Dipartimento dell’educazione era a guida liberale-radicale dal 1947, quando venne tolto all’allora Partito conservatore dall’avvento dell’Alleanza di sinistra fra PLRT e PST. Da quel momento, l’ex partito di maggioranza relativa ha sempre mantenuto salda la presa, facendo leva sul tema della laicità e del primato della scuola pubblica. Per decenni, un cambiamento di direzione in ambito scolastico è stato considerato non solo impossibile, ma addirittura impensabile. Il cambiamento dei rapporti di forza intervenuto domenica ha aperto una breccia nel bastione, spianando la strada ad una soluzione non scontata e poco accreditata fino alla vigilia. Laura Sadis ha preferito restare al timone del DFE, ma è probabile che il fatto di lasciare il DECS ai socialisti, molto vicini su certe questioni di principio alla tradizione liberale-radicale, sia stata considerata il male minore e l’opzione più consona agli equilibri del nuovo Esecutivo.
Se le scelte sono destinate a far discutere, altrettanto lo saranno le non scelte, segnatamente il rifiuto del DFE da parte di Marco Borradori e di Norman Gobbi. È un fatto che si presta ad una lettura ambivalente. I cinque consiglieri di Stato in generale, ed i due leghisti in particolare, hanno dimostrato di saper decidere senza lasciarsi condizionare dalle pressioni dei rispettivi partiti, confermando che l’assegnazione dei Dipartimenti è una competenza esclusiva del Governo. Gli interessi del collegio hanno avuto la meglio sulle interferenze esterne ed è un bene che sia così. D’altra parte, ci si può chiedere se quella dei due leghisti di non volere un Dipartimento chiave come il DFE non sia stata una scelta abdicatoria, dal momento che il partito di maggioranza relativa è anche quello che si dovrebbe assumere le maggiori responsabilità. Soprattutto, visto il disappunto di Bignasca, bisognerà vedere quanto questa scelta inciderà sulle dinamiche interne alla Lega e sull’atteggiamento dei suoi vertici verso la nuova compagine.
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A futura memoria.
Ricordate che Jack the Ripper ha scritto - due o forsanche tre volte -
il DECS a Beltraminelli!
I docenti saranno estasiati. Ricevettero "obtorto collo"
come una terribile punizione L'ORA IN PIÙ.
L'amato Bertoli si affretterà a dar loro
DUE ORE IN MENO !