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Israele. Il processo ad Adolf Eichmann ha portato a riconoscere la Shoah

Adolf Eichmann (1906-1962) è stato un gerarca nazista esperto di questioni ebraiche. Nel corso della Soluzione finale (il concentramento nei campi nazisti di migliaia di ebrei e il loro sistematico sterminio, ndr) era incaricato del traffico ferroviario che da diverse località in Europa convogliava gli ebrei nei campi di sterminio.

Criminale di guerra, Eichmann era sfuggito al processo di Norimberga rifugiandosi in Argentina. Catturato nel 1960, era stato trasferito in Israele per un processo che lo aveva condannato all’impiccagione. La sentenza venne eseguita il 31 maggio 1962.

Il processo era stato il primo ad un gerarca nazista tenutosi in Israele. Eichmann era stato rapito dai servizi segreti israeliani, il Mossad, dalla sua residenza di Buenos Aires, dove si nascondeva dalla fine della II guerra mondiale.
Raifi Eitan, l’ex agente segreto che oggi dirige un fondo a favore dei sopravvissuti della Shoah si ricorda bene di quella cattura.
“Un’operazione veloce – racconta – Lo abbiamo prelevato e gettato in auto, gli abbiamo bendato gli occhi e cercato le cicatrici che avrebbero confermato la sua identità. Una volta sicuri che si trattava proprio di Eichmann siamo ripartiti alla volta dell’aeroporto. E’ stata una missione colma di significati e che ci ha proiettati dritti nella Storia.”

Eitan ha tenuto nascosto per 30 anni il ruolo che aveva avuto nella cattura di Eichmann, ma oggi riconosce che il processo ha avuto un impatto storico su Israele.
Un impatto del quale parla la storica della Shoah (lo sterminio ebreo operato dai nazisti, anche chiamato Olocausto, ndr) Hanna Yablonka: “Prima che Eichmann comparisse di fronte alla Corte, la Shoah era un tema al quale si voleva guardare con distacco. Il processo ha operato un cambiamento che è ancora percettibile ai giorni nostri per la maniera in cui Israele viene considerato nel mondo. La Shoah è diventata un elemento fondatore, mentre non lo era quando lo Stato ebraico era stato creato”.

Lo storico Tom Segev ritiene che “sino al processo la Shoah era un tema tabù in Israele. L’idea che milioni di ebrei si fossero fatti massacrare senza potersi difendere era una tragedia che riguardava soprattutto chi aveva vissuto questa tragedia e ne era scampato. Dal processo Eichmann la Shoah è invece diventata una componente centrale dell’identità israeliana, la giustificazione suprema della creazione di uno Stato.”

“Il processo ha dato ai sopravvissuti del genocidio la possibilità di farsi ascoltare per la prima volta – fa rilevare lo scrittore Haïm Gouri – Certo ci si chiede come è possibile processare e condannare un unico uomo per tutti i crimini perpetrati dai nazisti. Mi ricordo la frase del procuratore che chiedeva che si giudicasse Eichmann non per aver partecipato allo sterminio di sei milioni di ebrei ma per aver mandato ad Auschwitz un bimbo che viveva a Drancy, in Francia.”

(Fonte: Les Echos.fr)

Redazione

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