In un mercato sempre più inquieto per gli scenari geo-politici del mondo arabo, per la crescita del costo del greggio e della crisi persistente dei debiti pubblici dei paesi della Zona euro, martedì sera l’oro ha marcato il passo ed è salito sopra la soglia di 1’450 dollari l’oncia. Il record era dello scorso 24 marzo, quando si era fermato a 1’447.82 dollari l’oncia.

L’argento è salito a 39.22 dollari l’oncia, il livello più alto dal febbraio 1981, approfittando del suo doppio statuto di metallo prezioso e metallo per uso industriale, stimolato dalle prospettive di ripresa economica sulla scala mondiale.

Entrambi i metalli hanno approfittato di un indebolimento del dollaro USA, sopravvenuto a seguito di un deludente indicatore di attività per gli Stati Uniti.

Per quanto riguarda il costo del petrolio, martedì a Londra il barile costava 122 dollari, il prezzo più alto dall’agosto 2008. Un aumento suscettibile di alimentare tensioni inflazionistiche contro le quali i metalli preziosi sono abitualmente considerati dei beni rifugio da chi cerca attivi solidi.