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Giappone. Tokkotai, i kamikaze di Fukushima Dai Ichi


Malgrado a Fukushima il livello di allerta per il rischio di radiazioni rimanga molto alto, domenica la pressione si è stabilizzata all’ interno del reattore 3 della centrale nucleare, mentre nel reattore numero 2 è stata ripristinata l’energia. In fase di stabile arresto dopo l’avvio del sistema di raffeddamento si trovano ora anche i reattori 5 e 6. Una notizia incoraggiante, un risultato ottenuto grazie al lavoro di un folto gruppo di tecnici, pompieri e soldati che da giorni operano all’interno dell’impianto.

Vi erano entrati pochi giorni dopo il sisma dell’11 marzo, per raffreddare il nucleo dei reattori sparando acqua di mare sull’impianto e per riparare i danni alla rete elettrica, il cui ripristino era necessario per rimettere in funzione il sistema di raffreddamento dei nuclei. In Giappone tutti pensano a loro con ammirazione e riconoscenza. Li chiamano “tokkotai” ossia kamikaze, una parola che letteralmente significa “vento divino”. Questo mostra bene quanto siano tenuti in considerazione.

Domenica sera il telegiornale del canale svizzero tedesco SF1 ha mostrato lo spezzone di una conferenza stampa, nel corso della quale il responsabile delle operazioni presso la centrale nucleare si era tra l’altro rivolto alle famiglie di questi uomini, circa 70 in tutto, che erano stati scelti per entrare nell’impianto. Si era interrotto a più riprese per ricacciare in gola le lacrime, con molto contegno cercava di contenere l’emozione mentre diceva di essere cosciente del grave pericolo a cui sono esposti questi uomini ed esprimeva alle loro famiglie “il suo grande rincrescimento e l’enorme stima”. E si capiva che non erano parole di circostanza.

Anche al TG della RSI1 e su diversi altri canali d’informazione internazionali questo servizio è passato, ma il drammatico appello del capo dei pompieri alle famiglie degli uomini impegnati nell’operazione è stato tagliato. Come non pensare ai soliti “buchi neri” dell’informazione? I buchi neri, quelli dove vengono ficcate le informazioni pertinenti, quelle che non lasciano spazio ad alcun dubbio.
In particolare ha tagliato questo appello il canale France 24, ma questo non sorprende visto che i francesi si guardano bene dal dissertare troppo a fondo sul pericolo della radioattività. La Francia, che di impianti nucleari ne ha circa 80, alcuni delle quali nemmeno in buono stato e dove un pericolo di fuga radioattiva non sarebbe da escludere con troppa sicurezza.

Domenica l’intensità delle radiazioni a Fushima era di 400 milisievert all’ora. La soglia di tolleranza per la popolazione è pari a 20 milisievert all’ora. Con il loro equipaggiamento, i 70 tokkotai che lavorano all’interno dell’impianto possono sopportare fino a 1000 milisievert all’ora, un’intensità a partire dalla quale le radiazioni attaccano irrimediabilmente cellule e sistema immunitario.

Rave

Redazione

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  • Non fosse altro che per dimostrare rispetto verso questi uomini, condannati a morte certa per il bene non solo del Giappone, in diversi avrebbero potuto e, soprattutto, dovuto avere parole di riguardo.
    Peccato l'ennesima occasione persa...

  • Per ora ho visto ben presenti i buchi rosso-verdi dell'informazione. Gradirei che Rave, ci facesse l'elenco delle ca. 80(non che 50 siano poche ma più realistico) centrali nucleari francesi con i rispettivi dettagli tecnici sulla mancata sicurezza.

    L'informazione rosso-verde di Comano, scarica in fretta e furia gli esperti non in linea col pensiero antinucleare e convoca un pisquano qualunque che recita a soggetto uno scritto di Aldo Sofia quasi quasi rammaricato che questi tecnici eroi riescano a spegnere i reattori ed a contenere i pericoli delle radiazioni.

    I Giapponesi ci hanno dato una lezione di vita che ricorderemo a lungo.

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