Il 24 febbraio Julian Assange saprà se la Gran Bretagna avrà dato il consenso alla sua estradizione in Svezia, dove, a detta dei suoi avvocati, è considerato un “nemico pubblico numero 1”.
Dopo aver ascoltato le parti durante tre giorni, il tribunale londinese di Belmarsh ha confermato che darà il suo responso alla richiesta svedese entro questa data. La Svezia intende interrogare Assange riguardo a un’accusa di molestie sessuali proferite da due donne nei suoi confronti.
La battaglia giudiziaria promette di essere lunga. Assange ha negato le accuse e ha commentato che i tre giorni di fronte al tribunale hanno permesso di “mettere in risalto il carattere ingiusto del sistema del mandato d’arresto europeo e i metodi della polizia e della giustizia in Svezia.” Assange si è comunque lamentato di non aver potuto esporre la sua versione dei fatti e che gli scambi con l’autorità si sono limitati a dibattiti procedurali.
Il tribunale inglese non ha accolto le richieste dei legali di Assange, che reclamavano un aggiornamento dell’udienza in quanto “le dichiarazioni recenti del primo ministro svedese avevano creato un’atmosfera avvelenata attorno al loro cliente”.
“In ogni paese che si rispetti, la sfera giudiziaria è separata da quella politica. Apparentemente in Svezia non è cosi’ – ha dichiarato uno degli avvocati difensori.
Durante i tre giorni delle udienze gli avvocati di Assange hanno cercato di dimostrare l’inconsistenza del mandato d’arresto. Hanno anche precisato che il fatto che la Svezia voglia interrogare Assange non significa che l’uomo debba essere estradato.
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