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Egitto. Un’opposizione divisa contro il potente generale Suleiman

In Egitto avanzano i negoziati fra potere e opposizione, soprattutto dopo l’entrata in scena del partito dei Fratelli musulmani, i più acerrimi nemici del governo di Hosni Mubarak. I religiosi hanno deciso di seppellire le armi per contribuire a far tornare pace e concordanza nel paese.

Dopo 55 anni, islamisti e militari egiziani sono ufficialmente a colloquio. Da subito i Fratelli musulmani rilevano come sia necessario fare di più, come l’aumento dei salari del 15% promesso da Mubarak non servirà di certo a far sgomberare i manifestanti dalle strade. In piazza Tahrir addirittura è stata allestita una gigantesca tendopoli, con la dichiarata intenzione di restare lì sino a quando il presidente se ne sarà andato.

Gli specialisti della situazione geo-politica egiziana ritengono che il vecchio presidente Mubarak non concederà più di quanto abbia già fatto. Il potere ora coordinato dal generale Omar Suleiman confida che il tempo giocherà contro i manifestanti. Le proteste sono in corso da due settimane e non potranno andare avanti per molto, soprattutto non potrà resistere ancora a lungo la tendopoli di piazza Tahrir, dove il freddo e l’assenza di condizioni igieniche rendono difficile una permanenza a oltranza.

Nell’opposizione non c’è una vera unità d’intenti. A lato di chi vuole che Mubarak lasci subito la presidenza ci sono alcuni gruppi moderati, i quali potrebbero tollerare la sua presenza sino a settembre, quando verrà a scadenza il suo mandato.
In cambio del permesso di restare sino all’autunno, il regime dovrebbe garantire la revisione della Costituzione entro un mese e l’abolizione dello stato d’emergenza, instaurato nel paese quando Mubarak salì al potere, nel 1981.
Non avendo un vero leader, nessun personaggio carismatico che funga da portavoce di un’opinione condivisa, l’opposizione potrebbe mancare di incisività.
L’unico suo obiettivo chiaro è la partenza di Mubarak, ma come detto non c’è intesa nemmeno sulle condizioni di questa partenza. Difficile pensare che nel dopo-Mubarak, sia esso ora o a settembre, l’opposizione riuscirà ad avere la meglio sul potente ed arguto vice presidente Suleiman.

Redazione

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