Credit Suisse deve fare i conti con un “buco nero” nel proprio capitale da 24 miliardi di franchi svizzeri. A denunciarlo sono gli analisti bancari di Matrix Group Andrew Lim e Kapilan Pillai, che hanno avviato un monitoraggio sul settore delle banche d’investimento europee.

Lim e Pillai hanno reso nota un’analisi secondo la quale il conto che il Credit Suisse dovrà pagare per conformarsi alle regole imposte dalla direttiva “Basilea III” sarà particolarmente salato: «Credit Suiss è emerso dalla crisi finanziaria quasi come un soggetto vincitore, soprattutto in termini di quote di mercato nel comparto dell’investment banking, beneficiando anche delle difficoltà incontrate da uno dei suoi maggiori concorrenti, UBS. Ma oggi, dal nostro punto di vista, questi vantaggi sono stati complessivamente perduti.”

Il Comitato di Basilea ha chiesto all’istituto di credito (come alle altre grandi banche) di centrare requisiti di capitalizzazione minima ben più elevati rispetto al passato e sebbene vi sia tempo fino al 2018 per adeguarsi a tutti i nuovi standard, la situazione per il Credit Suisse sembra già preoccupante.

Per i due analisti persino le condizioni di UBS – uno degli istituti di credito che maggiormente hanno subito l’impatto della crisi finanziaria globale – sono da questo punto di vista migliori rispetto a quelle del Credit Suisse. Secondo i loro calcoli, infatti, il core tier-one di quest’ultima sarà pari nel 2014 al 12,1%, contro una richiesta del 19%.

(Fonte: Valori.it)