Leggendo un’opinione di Chiara Simoneschi Cortesi (a favore dell’iniziativa armi), mi sono reso conto come si voglia celare il vero obiettivo dell’iniziativa dal titolo illusorio.
L’obiettivo finale è togliere tutte le armi agli onesti cittadini, non solo quelle militari. La collega afferma che l’iniziativa vuol raggiungere due obiettivi: il primo, togliere la tradizione dell’arma d’ordinanza affidata al milite; il secondo, di istituire un registro centrale per tutte le armi. Ebbene, la stessa collega, che ha votato le misure d’inasprimento della legge federale sulle armi e della legge militare, dimentica di dire che già oggi i militi possono deporre l’arma d’ordinanza all’arsenale, in maniera libera e gratuita, e che i registri cantonali delle armi sono consultabili da tutti gli organi di polizia e giustizia a livello svizzero. Si palesa quindi su questi fronti come l’iniziativa sia inutile e non apporti maggiore sicurezza alla popolazione.
Quello che però omette in maniera più grave, è che non solo le armi militari saranno requisite, ma anche quelle legali se i possessori non potranno più dimostrarne “il bisogno”. Un ambito molto labile, in quanto un cacciatore di quanti fucili ha bisogno per praticare la sua passione venatoria? Una tiratrice di quante pistole? Una cosa è invece certa: il collezionista che ha acquistato con tanto di permessi straordinari armi automatiche, dovrà restituirle: ma chi lo rimborserà? Così come il fucile del nonno, appeso in salotto o nel grottino, sarà sequestrato se il proprietario non dimostra di averne bisogno e di saperlo usare; vogliamo davvero tutto questo?
Gli iniziativisti e la collega Simoneschi Cortesi vogliono un cambio di paradigma e di attitudine, ben sapendo che il divieto generalizzato delle armi non annulla i suicidi e le violenze domestiche.
Da un Paese di libertà e responsabilità individuali, gli iniziativisti vogliono arrivare ad uno Stato basato sui divieti e sul sospetto generalizzato contro i cittadini. Questo cambio di paradigma l’abbiamo già visto nei regimi totalitari. Quando poi l’obiettivo finale degli iniziativisti (e dei partiti che li sostengono) è l’abolizione dell’esercito di milizia e l’adesione all’Europa, allora diventa tutto più chiaro: il 13 febbraio è in gioco la Svizzera e le sue libertà, non solo le armi militari. Grazie per il NO nelle urne.
Norman Gobbi, consigliere nazionale LEGA TI