In Algeria è tornata la calma, dopo cinque giorni che hanno visto una gioventù disincantata scendere nelle strade in scontri violenti con le forze dell’ordine.

Cinque giorni che hanno fatto cinque morti, 800 feriti e un migliaio di persone condotte in prigione. Il bilancio è ufficiale, diramato dal ministero algerino degli Interni. Ad intervenire per calmare la situazione è stata la riunione straordinaria del governo, che ha promesso di abbassare in forma permanente il costo di taluni alimenti di base.
Era stato infatti l’aumento sconsiderato dei prezzi ad accendere il fuoco della rivolta. Prezzi divenuti insostenibili per gran parte della popolazione e che si sono sommati ad una situazione sociale pessima, alla disoccupazione galoppante e ad una prospettiva per il futuro uguale a niente. Di che portare in piazza migliaia di giovani arrabbiati e mettere in stato d’assedio alcune fra le maggiori città del paese, fra cui la capitale Algeri.

Da ieri, domenica, gli operatori comunali sono al lavoro per ripulire le strade dai sassi e dai resti di copertoni bruciati. I proprietari dei negozi saccheggiati coprono le vetrine spaccate con pezzi di cartone e tirano le somme dei danni.
I manifestanti che ancora non sono stati fermati dalla polizia sperano di non essere stati filmati dalle video camere di sorveglianza. Se identificati verrebbero prelevati senza troppi complimenti e condotti in prigione. La polizia ha già proceduto ad arrestare un migliaio di giovani. Per loro non vi sarà alcuna clemenza, a meno di interventi all’ultimo momento di conoscenze influenti.