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UBS: il dress code, abile manovra di facciata

Qualche giorno fa avevamo riportato la notizia che UBS aveva emanato un dress code, un codice d’abbigliamento all’indirizzo dei suoi collaboratori. Abiti sobri, biancheria non vistosa, profumo discreto, capelli e barba in ordine, niente piercing e tatuaggi ben nascosti.
La notizia è stata data questa sera al telegiornale delle 20:00 sulla RSI. Nel servizio è stato intervistato un giovane portavoce di UBS. Taglio di capelli a norma, cravatta rossa, camicia bianca e completo blù scuro. Perfettamente agghindato ha difeso il dress code dicendo che comunque la linea comportamentale della banca è sempre stata incentrata su linee classiche e rispettose.
La telecamera si è poi spostata su una collaboratrice. Il foulard rosso che il personale femminile sarà chiamato a portare lei lo ha interpretato in una maniera molto disinvolta, annodato attorno al collo come si fa con la pashmina quando fa molto freddo, così stretto che mancava il respiro solo a guardarla.

Ascoltando i commenti dei clienti della banca a cui è stato chiesto cosa pensassero di questa direttiva vestimentaria si capisce una cosa: il dress code è stato una mossa abilissima. Gli intervistati rilasciavano commenti tipo “il personale di UBS è molto serio” oppure “è un’iniziativa simpatica” o ancora “si vede che UBS è una banca molto professionale.”

Si sono mai visti i collaboratori/le collaboratrici di UBS vestire in maniera non appropriata? No. Dunque ci si potrebbe chiedere se davvero c’era bisogno di questo codice dell’apparenza. Forse sì o forse no. Scegliamo di dire che no, non ce n’era bisogno.
Il dress code potrebbe dunque essere stato studiato per far parte di quelle misure di marketing atte a far dimenticare i brogli in cui è stata invischiata la banca, atte a far dimenticare i bonus milionari, le perdite miliardarie, le facce toste dei top manager del passato (ci ricordiamo ancora Marcel Ospel). Certo, è solo una supposizione ma se così fosse pare stia funzionando.

La banca più grande (e più furba) della Svizzera si defila ancora una volta dalle sue responsabilità e lo fa obbligando i suoi collaboratori a vestirsi “bene” per mostrarsi rispettabile, seria e affidabile. Tre parole, rispetto, serietà e affidabilità molto care a UBS. Lo avevamo visto qualche mese fa quando la banca aveva tolto da una sua pubblicità televisiva le immagini del grande architetto svizzero Le Corbusier, perchè offendevano la sensibilità di certi ambienti vicini allo Stato ebraico (Le Corbusier era anche conosciuto per le sue simpatie verso il regime nazista).

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