Prosegue incessante la terribile odissea che la famiglia Gambirasio, la piccola Yara e il paese intero di Brembate Sopra stanno vivendo ormai dal pomeriggio del 26 novembre.
FIKRI Con la scomparsa di Yara Gambirasio non c’entravo proprio nulla. Ho vissuto un incubo. Sono le parole di Mohammed Fikri, il marocchino fermato a causa di un grossolano errore nella traduzione di un’intercettazione telefonica per la scomparsa della 13enne a Brembate e in seguito rilasciato. Il giovane ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera. Il giovane racconta che si era imbarcato il 4 dicembre sul traghetto che l’avrebbe portato in Marocco, per un periodo di riposo dal lavoro. “Ero andato a cena e stavo parlando dei miei connazionali. Mi hanno detto che avrei dovuto seguirli. Siamo rientrati in porto. Mi sono ritrovato in cella, a Bergamo e da quel momento è cominciato il mio incubo”. Fikri al Corriere della Sera racconta che durante gli interrogatori ha risposto a tutte le domande e sottolinea che meno male hanno riascoltato la telefonata e hanno capito bene le parole che avevo pronunciato nel mio dialetto”. Nonostante tutto, non serba rancore per l’accaduto. “Io sono musulmano e la mia religione m’impone di chiedere perdono anche per chi ha sbagliato. Io ho già perdonato. L’unica cosa che chiedo è che l’Italia mi restituisca la dignità”.
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